Enrica Perucchietti – Blog

Giornalista e scrittrice. Ciò che le TV e i media non ti dicono

I moderni inquisitori fiutano l’odore dell’eresia con lo stesso entusiasmo con cui un segugio fiuta i tartufi.

Chiunque osi dissentire dal pensiero unico è un empio che va perseguitato, punito e bandito.

La violenza si abbatterà sul malcapitato come un fulmine, segno della punizione divina.

Le deviazioni dall’ortodossia vengono represse e punite, incentivando metodi sempre nuovi da far penetrare gradualmente nell’opinione pubblica come una panacea sociale.

Chi non accetta l’Ortodossia e i suoi diktat, rischia ora di finire etichettato come un pericoloso psicocriminale o come malato psichico (da cui la patologizzazione del dissenso).

 

Chi dissente, chi si occupa di informazione alternativa, controcorrente, è una strega moderna. È un eretico.

 

Chi si permette di criticare il pensiero unico dovrebbe ritagliarsi una fascetta di tessuto, ricamarci l’iniziale di “E” di eretico, e cucirsela a bella vista sui vestiti.

In fondo anche la stregoneria quando venne perseguitata era assimilata all’eresia.

 

Siamo diventati le streghe del nuovo millennio. Da perseguitare, dileggiare e silenziare.

 

La censura di Radio Radio

 

La mail con cui YouTube avvertiva Radio Radio di aver ripristinato il canale, dopo il suo oscuramento.

 

In questi giorni è toccato a Radio Radio vedersi oscurato l’account su YouTube con l’accusa, poi l’indomani ritirata dalla stessa piattaforma, di diffusione di materiale pedopornografico.

Una accusa infamante ovviamente infondata che, dopo il clamore suscitato, è stata rettificata. Senza però la presenza di scuse per il danno di immagine e la diffamazione.

Dopo il danno, c’è stata anche la beffa, denuncia l’editore Fabio Duranti:

 

“l’accusa di pubblicare file video contenenti “minorenni in situazioni sessualmente allusive” non è solo un insulto alla nostra intelligenza, ma anche a tutti gli iscritti che abitualmente fruiscono della nostra piattaforma, testimoni della calunnia senza fondamento.
Perché agire in questo modo censorio e diffamatorio in modo univoco e senza possibilità di una reale replica?” (vedi video di Fabio Duranti)

 

La censura corre sul web

Nulla di nuovo. Capita sempre più spesso a numerosissime persone, ricercatori, attivisti, magari più piccoli e meno noti che faticano a far sentire la loro voce.

Come spiegavo in questo articolo, negli ultimi mesi i venti di censura si sono fatti più intensi e hanno portato all’oscuramento di diversi video, post account e contenuti on line.

A marzo era toccato a Byoblu, per esempio: il Patto Trasversale per la Scienza aveva chiesto alla Procura l’oscuramento della celebre piattaforma on line per aver intervistato il nanopatologo Stefano Montanari (qua il video di risposta di Claudio Messora).

Sempre Byoblu si è visto oscurati ben sei video in un mese soltanto.

Nella società del politicamente corretto coloro che non si allineano al pensiero unico vengono marchiati con etichette denigratorie e diffamatorie con cui incasellare i dissidenti (complottista, terrapiattista, fascista, omofobo, analfabeta funzionale, ecc.). (leggi mio articolo)

Lo stigma serve per convogliare il biasimo collettivo sui dissidenti: come un’ombra li accompagnerà deviando l’attenzione dal loro pensiero al marchio di infamia che li infanga e li precede.

 

Il totalitarismo democratico ha i suoi cani da guardia, i suoi psicopoliziotti, pronti a riportare all’ovile chiunque dissenta od osi manifestare pubblicamente dei dubbi.

 

Il dubbio non è consentito ed è pericoloso perché può “contagiare” il resto della popolazione, portando a un calo di consenso.

 

I mastini del pensiero unico e la moderna Inquisizione

Il paradosso (potremmo parlare di vero e proprio bipensiero orwelliano) è che i mastini del pensiero unico, gli stessi che abbracciano la creazione di task force e che vorrebbero introdurre disegni di legge per censurare il web da fake news e teorie del complotto, sono i primi a perseguitare in modo violento, volgare e sguaiato i propri avversari, ricorrendo anche a falsità, strategie retoriche e a diffamazioni.


Oggi, purtroppo, il confronto è stato abolito per lasciare spazio a una moderna forma di Inquisizione: si usa la violenza, la persecuzione e la censura come braccio armato del potere per “mettere in riga” chi traligna dalla retta via.

Quando non si sa come attaccare il contenuto di certe ricerche si passa al bullismo vero e proprio con attacchi personali tanto vili quanto violenti, agli insulti e alla minacce, o all’inserimento dei nomi dei ricercatori in liste di proscrizione.

Denigrando e perseguitando chi non si allinea al pensiero unico si spera di disincentivarlo dal continuare le proprie ricerche.

La censura è solo uno dei tasselli di questo fenomeno.

 

Il paradosso è che la violenza proviene proprio da coloro che si ammantano di slogan buonisti e si infarciscono la bocca di mantra politicamente corretti.

 

E qua torno al mio invito che ho rivolto su Facebook: questo è il momento di abbandonare i personalismi, gli interessi di cortile e l’ego e mostrarsi compatti, solidali, uniti.

E’ l’ora di mostrarci uniti, non perennemente frazionati, divisi su barracate opposte o litigiosi come i capponi di manzoniana memoria.

Per non finire intossicati e bruciati dal fuoco della censura.

Quella censura che bruciava i libri, che falsifica la storia, che riscrive il presente, che vuole riprogrammare le menti per garantire l’infallibilità di un manipolo di persone che si sono autoproclamate garanti della verità.

 

Ascolta il podcast di questo articolo:

 

L’OMS ha comunicato la ripresa dei trial con idrossiclorochina che erano stati interrotti il 22 maggio scorso sulla base di uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet nel quale si analizzavano 96 mila cartelle cliniche provenienti da 671 strutture ospedaliere di tutto il mondo. 

 

Il 4 giugno The Lancet ha ritrattato lo studio statistico sull’idrossiclorochina, sulla cui base l’OMS aveva bloccato i trial con il farmaco e la FDA e altri enti statali avevano raccomandato di non impiegare più l’idrossiclorochina per il trattamento dei malati di Covid-19.

Nello studio, il cui autore principale della ricerca è il professor Mandeep Mehra, emergeva come l’idrossiclorochina, farmaco usato da oltre un secolo per il trattamento della malaria e di altre patologie, non solo non apportasse alcun beneficio ai malati da Covid-19 ma addirittura aumentasse il rischio di morte per i pazienti. (leggi articolo)

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Dopo l’invito di Bassetti ad abbandonare il catastrofismo, un gruppo di medici scrive al governo e richiede di cessare il tono allarmistico e di misticazione della realtà con cui vengono diffuse le notizie.

 

Ieri Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e presidente della Sita (Società di terapia antifettiva), è tornato a criticare i “catastrofisti” che negano l’evidenza dei fatti e sembrano ostinarsi a diffondere un clima di paura (Leggi articolo).

Già qualche giorno fa auspicava che cambiasse la narrativa terroristica con il consueto bollettino bellico dei morti:

 

Il virus sembra aver perso forza, non è più lo stesso che vedevamo due mesi fa”. (Leggi articolo)

 

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Quello delle mascherine è un argomento che ha creato controversie fin dall’inizio dell’emergenza: chi sostiene che è inutile, chi dannosa, chi necessaria. Ora si parla di “NO VAX” per denigrare chi ne critica l’utilizzo.

 

Mentre in Piemonte scatta l’obbligo a usare le mascherine anche all’aperto dal venerdì al martedì, si crea una nuova espressione denigratoria per poter attaccare e silenziare chi critica l’uso eccessivo di tali dispositivi: NO MASK. (leggi articolo)

Insomma, parodiando l’etichetta “NO VAX” che era già stata utilizzata per attaccare persino coloro che erano semplicemente per la libera scelta, si torna a usare la fallacia dell’argumentum ad hominem di cui parlavo in questo precedente articolo per liquidare il dissenso e trattare come dei pazzi complottisti e pericolosi negazionisti coloro che osano dissentire.

O in questo caso, per silenziare coloro che mettono in dubbio l’efficacia delle mascherine all’aperto se non addirittura la pericolosità dal loro abuso. Chi si rifiuta di indossarle andrebbe a detta di alcuni esperti “denunciato”. Continua a leggere

Quello dei microchip sottocutanei è uno dei temi più delicati e controversi nel campo della controinformazione.

Per anni è stato un argomento tabù, tanto scivoloso quanto pericoloso: chi ne parlava veniva screditato, deriso e additato come un pazzo visionario.

Ne parlo da circa 15 anni, molti colleghi da ben prima di me, e ne ho scritto molto, dedicando poi ampio spazio al tema due anni fa in Cyberuomo (Arianna Editrice), dopo averne già scritto e parlato in video, articoli e nel mio primo libro, dieci anni fa.

La tematica è infatti sempre stata trattata come una paranoia “cospirazionista”: come succede spesso in questo settore, le notizie scomode che inizialmente vengono liquidate come “bufale” si confermano poi “vere” dopo qualche anno, dando ragione a quei ricercatori che nel frattempo, come delle novelle Cassandre, sono stati screditati come dei pazzi visionari.

Ma a noi non interessa “avere ragione”, quanto sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche delicate, fare informazione, immunizzare le persone dalle balle e dalle menzogne del sistema. Eppure si pensava allora e alcuni lo credono ancora oggi, che i microchip fossero e siano una “balla”.

Nulla di nuovo, insomma. L’idea era che i chip fossero una bufala (come tanti altri argomenti scomodi) e che non esistesse nessun piano segreto per impiantarli nella popolazione (o spingere i cittadini a farseli impiantare volontariamente) per controllarla. Chi provava a proporre un dibattito era liquidato come un visionario.

Negli anni la tematica è tornata più volte alla ribalta, venendo sempre tacciata come l’emblema delle paranoie cospirazioniste.

Eppure…

Oggi, invece, i media mainstream hanno sdoganato la tematica, rendendola, non solo “reale” ma persino alla moda: “Perché non farsi impantare un chip?”, è il messaggio che filtra da sempre più canali di massa, “è comodo!”. E’ innovativo, è segno di progresso.

Si fa leva infatti sulla comodità del dispositivo e sulle implicazioni legate per esempio all’identità digitale o alla lotta contro l’evasione fiscale.

Come già documentavo in Cyberuomo, dalla Svezia sta dilagando in tutto l’Occidente una nuova tendenza che porta all’estremo l’abolizione del contante e l’utilizzo della tecnologia: farsi impiantare un microchip sottopelle contenente password, Pin, dati delle carte di credito, abbonamenti ai mezzi pubblici, biglietti del treno, chiavi di accesso a musei o altri edifici. O anche per evitare di dover usare le chiavi dell’auto (leggi mio articolo).

Inoltre, come spiegavo in un mio precedente articolo  recentemente la Biohax ha deciso di sbarcare con il mercato dei sensori biometrici anche in Italia e sta aspettando l’approvazione delle autorità sanitarie e del Ministero della Salute per impiantare chip sottocutanei a circa 2500 cittadini tra Milano e Roma. (Video euronews)

 

La progressiva diffusione dei chip non sta avvenendo ovviamente in modo coercitivo (l’obbligo spingerebbe la popolazione a ribellarsi) ma incentivando le persone a farseli impiantare in modo volontario.

 

Si vuole diffondere l’idea nell’opinione pubblica che un chip sottocutaneo sia utile e comodo e che con esso si possano saltare le code alle casse, utilizzare la propria mano come badge ed eliminare password, tessere e contanti. E ovviamente contrastare l’evasione fiscale.

Ora è evidente che si stia abituando per gradi l’opinione pubblica ad accettare una nuova modalità per il controllo e la sorveglianza tecnologica, perché il chippaggio apre a conseguenze e modalità che non sono state adeguatamente prese in considerazione e discusse.

E tutto ciò rientra anche nel campo del transumanesimo, quel movimento culturale che, nelle sue molteplici correnti,  aspira a rivoluzionare, potenziare e far evolvere consapevolmente l’essere umano, attraverso la scienza e la tecnologia (genetica, medicina rigenerativa, biohacking, smart drugs, nanotecnologia, robotica, crionica, mind uploading, ecc.).

Chi vi aderisce condivide una visione meccanicistica dell’esistenza umana per cui l’uomo si ritiene obbligato a continuare la propria evoluzione come se fosse una macchina o un dispositivo da aggiornare. La filosofia di fondo del transumanesimo è la liberazione dell’uomo dalla biologia e dalla Natura, il vero nemico da contrastare e abbattere.

Per i transumanisti esiste una dicotomia tra la mente e il corpo: l’attività mentale è di fatto riducibile a dati informatici, scaricabili su altri supporti artificiali, che permettono di andare oltre la durata biologica della vita; in questa visione scientista la svalutazione del corpo porta alla progettazione di esoscheletri meccanizzati interscambiabili o all’ibridazione uomo-macchina (leggi mio articolo sul progetto Neuralink di Elon Musk).

Di questo e di molto altro ho parlato in una lunga intervista per Contro.tv con il regista Massimo Mazzucco, a cui rimando per ulteriori approfondimenti (qua sotto il link per vedere il video).

E’ stata l’occasione per parlare con uno dei big della controinformazione di chip, transumanesimo ma anche dell’attuale emergenza sanitaria: per offrire al pubblico punti di vista controcorrente e invitare a meditare sui rischi distopici che la nostra società sta prendendo.

Chiediamoci:

 

è davvero questo il futuro che vogliamo, oppure siamo stati gradualmente indottrinati da cinema, letteratura, media e TV a desiderare simili scenari dopo averli introiettati come “fantastici”?

 

Per approfondimento, guarda il video per contro.tv con Massimo Mazzucco: