Enrica Perucchietti – Blog

Giornalista e scrittrice. Ciò che le TV e i media non ti dicono

Non si sentiva il nome di Soros da qualche settimana. Ed eccolo rispuntare, come nel gioco della talpa, insieme a Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, in prima linea per combattere le fake news. O meglio, per sostenere la narrativa mainstream e contrastare l’informazione alternativa, ormai derubricata a mera “disinformazione”.

Dopo essersi infatti concentrato sulla condanna di “informazioni false e fuorvianti” che a suo dire proliferano esclusivamente online, Soros ha infatti deciso di investire in una nuova iniziativa per combattere le fake news. Ne parla il sito Axios, raccontando la nascita di Good Information, nuova società che ha come obiettivo quello di sostenere le società dei media nella lotta alla disinformazione.

Good Information mira a finanziare e sostenere realtà che fanno fact checking, così come le redazioni locali. Oltre a Hoffman e Soros, nel progetto sono coinvolti anche Ken e Jen Duda e il fondo Incite Ventures.

Il gruppo sarà guidato da Tara McGowan, ex stratega democratica che in precedenza gestiva un’organizzazione no-profit progressista chiamata ACRONYM e nelle scorse elezioni ha organizzato una campagna contro Donald Trump. Si parla di 100 milioni di dollari spesi per screditare Donald Trump. Inutile ricordare che Soros ha partecipato attivamente alle ultime campagne presidenziali, inondando di soldi i candidati democratici: solo nel 2020 ha investito quasi 50 milioni di dollari per sostenere Joe Biden, soldi fatti arrivare attraverso la rete Democracy PAC.

E già a questo punto potrebbe sorgere il vago sospetto che l’obiettività politica della piattaforma sia solo un miraggio…

Good Information, Inc. è stato lanciato martedì come “un incubatore civico impegnato a investire in soluzioni immediate che contrastano la disinformazione e aumentano il flusso di buone informazioni online” e investirà in nuove attività e soluzioni che affrontano la crisi della disinformazione. Ossia, verranno privilegiate quelle realtà che sostengono l’informazione mainstream. E’ la stessa società a chiarirlo, suggerendo la necessità della censura, attraverso una “regolamentazione delle piattaforme dei social media“.

Ormai a livello globale, la lotta contro la lotta contro le fake news è un grimaldello per scardinare la libertà di informazione ed espressione.

Da un lato, infatti, stiamo assistendo al tentativo di creare una informazione certificata, le notizie col “bollino” di coloro che si arrogano il diritto e l’autorevolezza di essere gli unici depositari della verità, sostenendo il controllo e la revisione dei contenuti che non collimano con il catechismo del pensiero unico.

A ciò fa seguito una repressione censoria, incentivata dal Potere e acclamata dai media tradizionali, in evidente crisi di seguito oltre che di vocazione, che si è consolidata come una moderna forma di Inquisizione digitale con un nutrito apparato di debunkers e fact-checkers che è finito per fare da stampella agli algoritmi che revisionano ed epurano i contenuti scomodi sui social network.

Plasmare, manipolare e uniformare l’opinione pubblica serve non solo a imporre un conformismo delle idee e a controllare ed etero-dirigere le masse. Un modo per creare un essere umano “intercambiabile” e “unidimensionale”, come spiega Michel Onfray in Teoria della dittatura, «un uomo cioè che pensa come tutti gli altri, agisce come tutti gli altri, gode come tutti gli altri e riflette come tutti gli altri». Un clone tra i cloni che sia talmente svuotato e spersonalizzato da essere stato riempito dalla propaganda e dalla disinformazione del regime e che non prenda in considerazione non solo di non dissentire, ma nemmeno di macchiarsi di “psicoreato”.

Il conformismo e l’omologazione degli ultimi anni sono stati incentivati dagli stessi media che, durante la pandemia, hanno perso l’occasione di accertare i fatti, inducendo inizialmente una virtualità dell’informazione, per poi inoculare dosi quotidiane di paura nelle masse. I media sono di fatto diventati indistinguibili dalla propaganda e, con una forma di criminologia sanitaria, hanno terrorizzato l’opinione pubblica, incentivato la delazione, indotto un senso di disperazione, solitudine, vuoto e spaesamento nei cittadini, colpevolizzato coloro che pensano in modo alternativo (ricorrendo a una serie di fallacie e alla patologizzazione del dissenso) e dispensato tonnellate di “moralina” per educare le masse.

Ora si aggiunge questa piattaforma anti-bufale con l’evidente obiettivo di strumentalizzare la lotta alla disinformazione come pretesto per silenziare le opinioni dissidenti e critiche nei confronti del Sistema e del pensiero unico.


Ieri sera ho ricevuto via mail la lettera dei Ferrovieri per la Costituzione con la richiesta di divulgazione.

Nel testo, che riporto integralmente qui di seguito, si manifesta la solidarietà nei confronti dei lavoratori e studenti «colpiti dall’estensione dell’obbligatorietà di certificazione verde» e si diffida Trenitalia «dall’estensione della suddetta certificazione».

Nel documento si critica il clima di terrorismo mediatico, la «propaganda divisa e antiscientifica» e la polarizzazione della popolazione, grazie al solito ricorso al metodo del Divide et Impera. Lungi dall’essere una misura sanitaria, il Certificato Verde viene inoltre interpretato come un ricatto e pretesto per spingere la popolazione a vaccinarsi, come ammesso dallo stesso Crisanti.

Alla Cortese Attenzione di:
Formazioni Politiche
Trenitalia S.p.A.
Organizzazioni Sindacali
Per conoscenza di:
Giornalisti e Stampa

Gentili tutti,


La presente per esprimere innanzitutto solidarietà ai lavoratori e agli
studenti colpiti dall’estensione dell’obbligatorietà di certificazione verde

avvenuta col D.L. n°111 del 6 agosto 2021.

Vi scriviamo per diffidarVi sin da ora dall’estensione della suddetta certificazione al nostro ambito lavorativo, nonché dall’introduzione di qualsivoglia obbligo vaccinale, invitando le OO.SS. a difendere il lavoro quale valore fondante del nostro sistema giuridico e sociale e il nostro Datore di Lavoro a disapplicare quanto venisse eventualmente stabilito da qualunque norma discriminatoria e lesiva dei diritti naturali degli esseri umani; diritti che secondo una concezione giusnaturalistica del diritto sono da considerarsi pre-politici – ossia acquisiti alla nascita e non tali solo perché riconosciuti e accettati dalle Autorità – e prioritari rispetto alle codificazioni del diritto positivo.

Tali princìpi permeano le Costituzioni nazionali, un documento sovranazionale di estrema importanza come La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che è a sua volta debitrice alle Dichiarazioni maturate in seno alle rivoluzioni borghesi, anch’esse esiti piuttosto recenti di una tradizione molto più antica, consolidatasi, attraverso l’età antica, medievale e moderna, come un cardine della cultura filosofica e giuridica dell’Occidente.

È con tale sensibilità che ci preme ricordarVi che la responsabilità di un ordine illegittimo – oltre, ovviamente, a chi lo emana – è in capo anche a chi lo esegue: «nessun uomo per Kant ha il diritto di obbedire» (1) affermò la filosofa Hannah Arendt, smontando l’uso sconsiderato dell’etica kantiana da parte del gerarca nazista Adolf Eichmann, il quale giustificò i suoi crimini affermando «[…] di aver sempre vissuto secondo i principî dell’etica kantiana, e in particolare conformemente a una definizione kantiana del dovere» (2). Alla massima giuspositivistica secondo cui «si deve ubbidire alle leggi in quanto tali», ne preferiamo un’altra incentrata sulla concezione dei diritti naturali: «si deve ubbidire alle leggi solo in quanto sono giuste» (3).

A tal proposito riteniamo il Green Pass – e la sua narrazione mediatica uno strumento biopolitico profondamente discriminatorio (e, potenzialmente, di controllo sociale panottico) che fa leva su istanze pseudo-collettivistiche e che si nutre di una propaganda divisiva e antiscientifica. Divisiva perché essa ha contribuito in modo decisivo a una polarizzazione della popolazione in due schieramenti opposti, di cui – di solito – solo la minoranza è ritenuta meritevole di un’etichettatura ideologica, dall’accento spesso dispregiativo e approssimativo (no-vax); antiscientifica perché riteniamo che in molti casi i media abbiano presentato la vaccinazione in toni così semplicistici, inaccurati e salvifici da aver spinto alcune persone a trascurare alcune cautele igienico-sanitarie in tal modo facilitando la circolazione del virus fra individui vaccinati.

Una simile propaganda e lo stesso Certificato Verde ci sembrano dunque finalizzati a forzare in maniera surrettizia l’estensione della copertura vaccinale (un vero obbligo sarebbe controverso e difficile da giustificare dal punto di vista giurisprudenziale), piuttosto che a salvaguardare la salute della collettività e dei singoli individui. A dare credito ai nostri sospetti sulla reale finalità del Green Pass sono le dichiarazioni di un sostenitore della politica vaccinale, il microbiologo Andrea Crisanti: «Il Green Pass è un incentivo per la vaccinazione, non è uno strumento di sanità pubblica. È una bufala pazzesca dire che col Green Pass creiamo ambienti sicuri, serve ad indurre le persone a vaccinarsi»(4).

Purtroppo il dibattito pubblico sulla questione è fortemente inquinato, e chiunque osi anche solo mettere in dubbio le linee guida o si azzardi a sollevare, pure pacatamente, qualche questione inerente all’argomento, subisce spiacevoli – e non di rado anche violente – etichettature, demonizzazioni e ghettizzazioni.

Nei social tali sentimenti sono sfociati in manifestazioni parossistiche di rancorosa discriminazione; lo testimoniano le parole di alcuni personaggi pubblici che hanno invocato per i non vaccinati misure di segregazione forzata, augurandosi di vederli «ridursi a poltiglia verde», «fare una vita da sorci», «morire come mosche», invitando i riders a sputare nel cibo a loro destinato (5)

Qualunque tesi, anche quando ben argomentata e sensata, tende a essere ridotta, nelle sue caleidoscopiche sfaccettature, a una questione tecnico-scientifica, il cui dibattito è riservato alla comunità scientifica, spesso rappresentata dai media come un monolite di sapere univoco e inscalfibile. Ne deriva che il dibattito pubblico, che in una società civile e liberale dovrebbe essere auspicato e incentivato, viene invece soffocato e appianato sulle sole posizioni “consentite”.

La furia denigratrice dei fautori più intransigenti del Certificato Verde non ha risparmiato neppure le voci contrarie di alcuni stimati esponenti della cultura italiana, come i filosofi Giorgio Agamben, Massimo Cacciari (6) e lo storico Alessandro Barbero (Barbero è pure uno dei firmatari di un appello anti-Green Pass sottoscritto da più di 600 docenti) (7), i quali sono stati bacchettati pubblicamente ed ex cathedra da colleghi e altri personaggi pubblici, che non gli hanno perdonato la mancata adesione alla vulgata governativa.

Da una prospettiva più strettamente medico-scientifica i dati sulla letalità della CoViD-19 indicano, al momento, che la mortalità e l’occupazione delle terapie intensive interessano con una grande prevalenza le fasce più anziane della popolazione, con il 98,5% dei ricoveri in terapia intensiva riguardante pazienti ultrasessantenni e un’età media dei decessi superiore agli 80 anni (8).
Ci sono fasce di popolazione per le quali la malattia è notevolmente meno rischiosa e l’estensione forzosa di una vaccinazione di massa ci sembra un letto di Procuste, se teniamo conto dei possibili effetti collaterali dei vaccini a breve (vedi, fra i vari effetti collaterali riportati in letteratura, i casi di pericarditi e miocarditi) (9) ma anche a medio e lungo termine (non ancora noti) e del fatto che la popolazione a rischio risulta in gran parte già vaccinata con doppia dose.

Ad esempio per quanto riguarda la situazione italiana, i decessi degli under 40 senza patologie concomitanti accertate sono stati (dall’inizio dell’epidemia al 21-07-2021) 44 su circa 4,35 milioni di positivi (dato riferito a tutta la popolazione italiana)(10). Per quanto riguarda l’età pediatrica il rapporto rischi/benefici è ancora più contradditorio, poiché nel nostro Paese (al 01-09-2021) il tasso di ricoveri settimanale riguardante i ragazzi fino ai 17 anni è di 10-20 casi per milione11; inoltre la malattia per la maggior parte dei giovani consente lo sviluppo di un’immunità durevole (12) a fronte di una contagiosità che dura non oltre una settimana (13) e un’incidenza di Long-Covid in linea con altre viremie comuni (14).

Ricordiamo infine che la manipolazione della scienza per fini politici ed economici è tutt’altro che un’ipotesi folle o remota, com’è stato riportato dal sociologo Luciano Gallino (15). Per tali ragioni, pur confidando con fermezza nel metodo scientifico, ci preoccupa la deriva dogmatica di ciò che viene comunemente definita scienza; così come ci inquieta l’inesorabile degenerazione tecnocratica postdemocratica delle democrazie occidentali, soprattutto di alcune di esse (Italia in testa). Preferiamo pertanto credere nel metodo scientifico piuttosto che nella scienza.

“Credere nella scienza” ci sembra infatti un’espressione ossimorica, visto che di solito si crede nelle religioni, nei loro miti e riti, nei loro dogmi. Vorremmo non assistere a nuove Inquisizioni e professioni di fede estorte col ricatto.
Preferiamo invece intendere la scienza come la concepiva uno dei maggiori fisici della storia, Richard Feynman, il quale scrisse che «[…] la Scienza è credere nell’ignoranza degli esperti»16. Siamo convinti che la vera scienza si fondi sul dubbio e non sul dogma.

Per quanto riguarda il Decreto sul Certificato Verde, al di là delle appena accennate criticità inerenti all’ambito scientifico-sanitario ed epistemologico, ci preme in questa sede porre l’attenzione soprattutto sulle questioni di natura giuridica e politica, le quali sono state ben argomentate da un gruppo di giuristi in un documento di 30 pagine (17).

In questa sede ci accontentiamo ricordare alcuni articoli della Costituzione della Repubblica Italiana che ci paiono in contrasto con quanto stabilito dal suddetto Decreto. Per inciso ci preme ricordare che i Ferrovieri italiani contribuirono a contrastare il fascismo con dignità, orgoglio, coraggio, e la nostra Costituzione democratica nacque anche grazie a loro. Essa stabilisce princìpi di democrazia, diritto al lavoro, libertà, dignità, uguaglianza, pluralismo e pace. Da tempo i ripetuti attacchi al testo originale e la violazione dei suoi principi fondamentali, che la rendono più formale che sostanziale, ci preoccupano molto.

L’Articolo 1 della nostra Carta fondamentale fonda la nostra
Repubblica sul lavoro.
▪ Nell’Articolo 2 «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti
inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni
sociali ove si svolge la sua personalità». Riconosce e garantisce
appunto quei diritti di cui siamo portatori e non concede, poiché
essi non sono a disposizione di alcun potere politico.
L’Articolo 3 stabilisce la pari dignità di tutti i cittadini e la loro
eguaglianza, senza distinzione alcuna
.
Nell’Articolo 4 «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il
diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo
questo diritto».

▪ L’Articolo 13 stabilisce che «la libertà personale è inviolabile»
(se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria).
▪ Nell’Articolo 32 «la Repubblica tutela la salute come
fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività,
e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere
obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per
disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare
i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

A proposito di quanto stabilito dall’ultimo periodo del secondo comma dell’Articolo 32, crediamo sia importante fare riferimento all’articolo 3 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, la quale subordina ogni trattamento sanitario al consenso libero e informato dell’interessato e alle leggi 145/2001 e 219/2017, nonché al fondamentale diritto di autodeterminazione in materia di salute stabilito dalla Convenzione di Oviedo.
Fondamentale è pure l’interpretazione della Corte Costituzionale che, con sentenza 308/1990, stabilisce che non è permesso il sacrificio della salute individuale – e i vaccini contro SARS-CoV-2 non sono esenti da rischi (vedere rapporti EudraVigilance e AIFA comunque viziati dalle sottostime
della farmacoviglianza passiva) – a vantaggio di quella collettiva.
Oltre che dalla nostra Costituzione la discriminazione, in questo caso introdotta dalla certificazione verde, è condannata pure dalla Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 2), dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (art. 21), dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art. 14) e, nello specifico, del regolamento UE 953/2021 (combinato disposto di C. 36 e art. 17) che stabilisce che «è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti COVID-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vaccinate, o hanno scelto di non essere vaccinate».


Non entriamo nel merito della discutibile gestione dell’emergenza, ma, nel perdurare dello stato d’emergenza, ravvisiamo un profondo, pericoloso e preoccupante iato tra la gestione del potere da parte del Governo e quanto previsto dalla nostra democrazia costituzionale (i Padri Costituenti non costituzionalizzarono lo stato di emergenza memori dell’abuso strumentale dell’articolo 48 della Costituzione di Weimar).
Alla luce di tutto ciò, ci opponiamo fermamente a una norma che percepiamo come vessatoria e ricattatoria, così come ci opponiamo all’imposizione di qualunque trattamento sanitario per poter ottenere il pass. Siamo pertanto contrari alla imposizione – diretta oppure surrettizia – di un vaccino attualmente autorizzato in via condizionata (come da reg. CE 507/2006), che non ha ancora concluso il normale iter sperimentale, del quale non sono noti gli effetti a medio e lungo termine e che non impedisce infezioni e contagi. Anche la soluzione che consiste nel sottoporre i cittadini non vaccinati a ripetuti tamponi – invasivi, non sempre attendibili, quand’anche a pagamento – per poter esercitare quei diritti inviolabili fondamento dello Stato di diritto non è, secondo noi, una strada percorribile.

Pretendiamo, auspicando la Vostra comprensione e il Vostro sostegno, un rapido ritorno alle normali pratiche di amministrazione della cosa pubblica previste nella nostra Carta e un pieno ritorno nella disponibilità di tutti e di ciascuno dei propri sacrosanti diritti fondamentali. Qualora le nostre richieste venissero disattese non esiteremo a tutelare i nostri diritt in ogni sede legale competente e a intraprendere ogni azione mirata a scongiurare questa indegna discriminazione.

Venezia, 16 settembre 2021.

FERROVIERI PER LA COSTITUZIONE

NOTE AL TESTO:

1 HANNAH ARENDT, JOACHIM FEST, a cura di URSULA LUDZ, THOMAS WILD, Eichmann o la banalità del male. Intervista, lettere, documenti, CORRADO BADOCCO (tradotto da), Firenze, Giuntina, 2013, p. 42

2 HANNAH ARENDT, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Milano, Feltrinelli, 1963, pp. 142–143.
3 Cfr. NORBERTO BOBBIO, Giusnaturalismo e positivismo giuridico, Roma-Bari, Laterza, 2014.
4 ANDREA CRISANTI, (9 agosto 2021).
5 MAX DEL PAPA, Tutti gli insulti dei vip del vaccino, (30 luglio 2021).

6 GIORGIO AGAMBEN, MASSIMO CACCIARI, A proposito del decreto sul green pass, (26 luglio 2021) .
7 AA. VV., Appello dei docenti universitari: «No al Green Pass».
8 ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ (ISS), Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia, (21 luglio 2021).
9 AA. VV., Myocarditis following COVID-19 mRNA vaccination, in «ScienceDirect Elsevier».
10 ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ (ISS), Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia, cit.
11 ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ (ISS), Epidemia Covid-19, (1 settembre 2021).
12 AA. VV., Comparing SARS-CoV-2 natural immunity to vaccine-induced immunity: reinfections versus breakthrough infections, in «medRxiv».
Lo studio è in fase di peer-review.
13 AA. VV., SARS-CoV-2, SARS-CoV, and MERS-CoV viral load dynamics, duration of viral shedding, and infectiousness: a systematic review and meta-analysis, in «The Lancet».
14 AA. VV., Illness duration and symptom profile in symptomatic UK school-aged children tested for SARS-CoV-2, in «Lancet Child Adolesc Health», 3 agosto 2021.

15 LUCIANO GALLINO, Tecnologia e democrazia. Conoscenze tecniche e scientifiche come beni pubblici, Torino, Einaudi, cap. IX.
16 RICHARD P. FEYNMAN, a cura di JEFFREY ROBBINS, Il piacere di scoprire, MARIA GRAZIA GIBERTI (tradotto da), Milano, Adelphi, 2002 epub, cap. 8.
17 OSSERVATORIO PER LA LEGALITÀ COSTITUZIONALE, Sul dovere costituzionale e comunitario di disapplicazione del CD Decreto Green Pass, (31 luglio 2021).

Canali YouTube cancellati o demonetizzati, profili social, siti e blog chiusi, video oscurati, persone a cui viene impedito di commentare o pubblicare.

La furia censoria iniziata nel 2020 con l’oscuramento dei contenuti non allineati da parte dei grandi colossi della rete è diventata in questi mesi conclamata. Persino sfacciata, come se dovesse fungere da un lato come grimaldello contro coloro che osano dissentire o esprimere ancora il proprio pensiero, dall’altra come gesto intimidatorio per spingere le masse a una forma di autocensura.

Complice la pandemia che viene strumentalizzata dal potere con la creazione di task force sulle fake news fino alla proposta di introduzione di disegni di legge contro la disinformazione e di regolamentazione comunitaria della rete, i casi di censura si sono moltiplicati negli ultimi mesi, colpendo sui social network, su YouTube, persino sulle piattaforme che ospitano dei blog e rendendo evidente come il potere si avvalga della censura per inibire il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero e persino di fare informazione. Un’apparente assurdità, in quanto aziende private si arrogano il diritto di limitare la libertà di espressione, violando quelli che sono dei diritti costituzionali: le piattaforme social, sebbene appartengano a multinazionali straniere, sono diventate con il nuovo millennio un’agorà, un luogo pubblico di dibattito in cui si forma e si confronta l’opinione pubblica e la discussione dei cittadini.

Stiamo assistendo a una caccia al dissidente, che spesso viene istituzionalizzata in commissioni, osservatori, task force. E che diventa minacciosa se si considerano questi passi un tentativo di introdurre un vero e proprio reato d’opinione, a livello sia nazionale sia europeo, volto a silenziare le idee divergenti, non allineate al catechismo del pensiero unico.

A questo tema è dedicato il libro Censura. Come reagire all’Inquisizione digitale, scritto insieme a Claudio Messora e al senatore Stefano Lucidi (qua il link per l’acquisto del libro).

Il saggio è incentrato proprio alla minaccia liberticida in corso: la censura sta infatti erodendo progressivamente il pluralismo, svuotando il dibattito politico, etico e sociale, legittimando il silenziamento delle voci dissenzienti. Si stanno abituando i cittadini ad accettare gradualmente provvedimenti che fino a qualche anno fa sarebbero stati impensabili e avrebbero suscitato reazioni forti e sollevazioni popolari.

Ancora prima che entrassimo nella spirale della pandemia, nel 2018 con la prima edizione di Fake news già avevo immaginato e previsto uno scenario simile, che si è concretizzato di recente nell’apatia di molti, terrorizzati dalla pandemia e distratti dai dispositivi governativi basati sul biopotere e la biosicurezza.

In questi mesi, per sostenere e legittimare di fronte all’opinione pubblica la censura, taluni sono arrivati a parlare di “censura costruttiva”, spiegando come in una situazione di emergenza sanitaria sia “etico” e doveroso oscurare i contenuti “pericolosi” per salvaguardare la collettività dal rischio di disinformazione.

Molti si sono fatti convincere da questo argomento, arrivando a sostenere che sia lecito silenziare le voci controcorrente che dissentono e mettono a rischio la liturgia del pensiero unico, discostandosi per esempio dai “dati ufficiali” e dalla scienza.

Scienza, però, che viene piegata al biopotere e che insieme ai suoi dogmi è finita per assumere un’aura di religione con i suoi feticci e i suoi culti superstiziosi, divenendo l’esatto opposto di quello che dovrebbe essere: un culto dogmatico, infallibile, inviolabile, manicheo.

La paura di perdere la vita, citando il filosofo Giorgio Agamben, sta portando alla costituzione di un dispotismo tecnologico-sanitario basato su una sorta di religione della salute: «Si direbbe che gli uomini non credono più a nulla – tranne che alla nuda esistenza biologica che occorre a qualunque costo salvare».

In una società che contesta qualsiasi tema e mette sotto esame qualsiasi autorità, da quelle politiche a quelle religiose, le uniche autorità che restano inattaccabili sono quelle identificate come le ancelle della “scienza”, le cui voci si diffondono e dispiegano attraverso i media di massa, entrando quotidianamente nelle nostre case tramite televisione, radio e quotidiani, con il chiaro intento di imporci cosa pensare in base al nuovo catechismo scientocratico.

Si è così consolidata gradualmente la scientocrazia con i suoi pilastri e i suoi diktat, con la sua furia censoria e la volontà di piegare e soggiogare chiunque metta in discussione le sue verità di fede ed eserciti ancora il pensiero critico.

Soprattutto, con la sua psicopolizia assetata di censura che si è strutturata come una moderna forma di Inquisizione digitale.

In questo scenario, i social network e la loro censura privata rappresentano oggi una delle più potenti armi a supporto del discorso politicamente corretto e contro la diffusione di qualunque idea alternativa a quelle che quel discorso ammette.

YouTube, Facebook, Twitter, Google stanno diventando sempre più potenti, trasformando spesso le loro azioni in atti autoritari nei confronti degli utenti, con conseguenze che pesano sul dibattito di una società democratica, andando a ledere lo stesso diritto di informazione.

Per approfondimenti:

CENSURA

Come reagire all’Inquisizione Digitale


“Si arriverà a un punto in cui si dirà: il lockdown riguarda i non vaccinati”.

Lo ha prospettato all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, in merito all’ipotesi di una nuova ondata di Covid-19 in autunno.

L’infettivologo ha ipotizzato un inasprimento delle misure “nei confronti di chi non si vaccina” dichiarando quanto segue:

“Non sei non vaccinato? Non esci. Hai deciso di non vaccinarti, di mettere a rischio la tua salute, ma anche quella degli altri? Bene, i vaccinati faranno una vita normale, i non vaccinati si chiuderanno in casa”.

Questo è puro terrorismo mediatico.

Un ricatto bello e buono con cui si vuole convincere la popolazione, stremata da chiusure, lockdown a singhiozzo e misure liberticide, a vaccinarsi.

Terrorismo mediatico, discriminazione, reclusione e ghettizzazione dei sani: che si volesse arrivare a questo punto, sfruttando la strategia della Rana bollita, era chiaro da tempo.

Che si continui a dare spazio a questi deliri (non sono provocazioni, sia chiaro) è inaccettabile ma delinea una linea chiarissima che è stata intrapresa da tempo: uniformare il gregge ed eterodirigerlo verso scelte assurde basate sul biopotere.

La paura di perdere la vita, citando il filosofo Giorgio Agamben, sta portando oggi alla costituzione di un autoritarismo tecnologico-sanitario basato su una sorta di religione della salute:

«Si direbbe che gli uomini non credono più a nulla – tranne che alla nuda esistenza biologica che occorre a qualunque costo salvare».

Come spiego in Coronavirus, il nemico invisibile. Dalla minaccia globale al Grande Reset, la pandemia viene sfruttata come una occasione per accelerare il processo di rifeudalizzazione della società, volto a creare un mondo nuovo che, al di là dei proclami utopistici, rischia di divenire una gabbia elettronica, in cui tutti le nostre libertà personali verranno limitate in nome della biosicurezza e del biopotere.

In una società che critica e contesta qualsiasi tema e mette sotto esame qualsiasi autorità, da quelle politiche a quelle religiose, le uniche autorità che restano inattaccabili sono quelle identificate come le ancelle della “scienza”, le cui voci si diffondono e dispiegano attraverso i media di massa, entrando quotidianamente nelle nostre case tramite televisione, radio e quotidiani e imponendoci cosa pensare in base al nuovo catechismo scientocratico.

La scienza, proprio come ogni religione, «può produrre superstizione e paura o, comunque, essere usata per diffonderle». La fusione tra meccanismi di fede religiosa e l’apparenza “razionale” della scienza, spiega Stefano Re in Mindfucking, ha creato un meccanismo che esalta, esacerba e diffonde fanatismo, terrore, ipocondria e cecità collettiva «a livelli in cui nemmeno le macchine della propaganda delle più potenti dittature della storia erano mai riuscite a raggiungere».

Scacciata infatti la religione da una società sempre più laica, si è fatta strada la scientocrazia con i suoi pilastri e i suoi diktat, con la sua furia censoria e la volontà di piegare, isolare e soggiogare chiunque metta in discussione le sue verità di fede ed eserciti ancora il pensiero critico.

Per approfondimenti:


Quello che si delinea dinanzi ai nostri occhi è uno scenario distopico che ricorda da vicino quanto immaginato da George Orwell, nel lontano 1948, in 1984.

Il Miniamor

Sparsi per Londra, svettano per aspetto e dimensioni, tra i tetti degli altri edifici, le sedi dei quattro Ministeri che compongono l’intero apparato governativo del Partito. Sono il Ministero della Verità (Miniver), il Ministero della Pace (Minipax), il Ministero dell’Amore (Miniamor) e il Ministero dell’Abbondanza (Miniabb).

Tra tutti, il palazzo del Miniamor è quello che incute un vero e proprio terrore: privo di finestre e circondato da filo spinato e nidi di mitragliatrici, è pattugliato giorno e notte da guardie in divisa nera munite di lunghi manganelli.

La funzione del Ministero dell’Amore è quella di «mantenere la legge e l’ordine pubblico», ossia controllare i membri del Partito e convertire gli eventuali dissidenti alla sua ideologia. Esso è dotato della famigerata psicopolizia, che interviene in ogni situazione sospetta di eterodossia e di deviazionismo (lo psicoreato): non passa giorno che gli psicopoliziotti non smascherino spie e sabotatori.

È compito del Miniamor anche plasmare le menti dei membri e dei cittadini in tutti i modi possibili per garantire, insieme alla solerte opera del Miniver che altera l’informazione e falsifica la storia, l’infallibilità del regime.

Negli ultimi mesi si è parlato molto di 1984, equiparando il capolavoro distopico orwelliano alla realtà che stiamo vivendo. Per esempio, la costituzione di task force sulle fake news è stata intesa come l’anticamera del Ministero della Verità orwelliano.

Non basta a quanto pare, però, la furia censoria che è divenuta conclamata nell’ultimo anno e mezzo con l’oscuramento di video e contenuti non allineati al Sistema.

Oggi si aggiunge un tassello in più, perché stiamo assistendo a un passo successivo, la creazione di un Ministero dell’Amore con la sua psicopolizia.

Ce ne dà conto Giornalettismo che racconta del nuovo progetto firmato Paolo Tuttotroppo con la collaborazione di Claudio Michelizza e di ParadoxOrama per portare all’attenzione della polizia i reati di chi fa disinformazione.

Leggiamo nell’articolo:

«Se l’iniziativa avrà successo, quindi, l’avvocato e i debunker hanno già in mente una serie di personaggi tra quelli che hanno maggiore visibilità da segnalare e rendere protagonisti di dossier che verranno inviati direttamente alle procure».

I dossier prodotti dovrebbero quindi essere frutto di “indagini” e arrivare sulle scrivanie dei poliziotti che dovranno “solamente leggerli”. I primi malcapitati su cui si è posato l’occhio del Grande Fratello sarebbero i coniugi Gatti-Montanari.

Dalla censura alla psicopolizia

La censura sta erodendo progressivamente il pluralismo, svuotando il dibattito politico, etico e sociale, legittimando il silenziamento delle voci dissenzienti. Si stanno abituando i cittadini ad accettare gradualmente provvedimenti che fino a qualche anno fa sarebbero stati impensabili e avrebbero suscitato reazioni forti e sollevazioni popolari.

Ancora prima che entrassimo nella spirale della pandemia, nel 2018 con la prima edizione di Fake news già avevo immaginato e previsto uno scenario simile, che si è concretizzato di recente nell’apatia di molti, terrorizzati dalla pandemia e distratti dai dispositivi governativi basati sul biopotere e la biosicurezza.

In questi mesi, taluni sono arrivati a parlare di “censura costruttiva”, spiegando come in una situazione di emergenza sanitaria sia “etico” e doveroso oscurare i contenuti “pericolosi” per salvaguardare la collettività dal rischio di disinformazione.

Molti si sono fatti convincere da questo argomento, arrivando a sostenere che sia lecito silenziare le voci controcorrente che dissentono e mettono a rischio la liturgia del pensiero unico, discostandosi per esempio dai “dati ufficiali” e dalla scienza. Scienza, però, che viene piegata al biopotere e che insieme ai suoi dogmi è finita per assumere un’aura di religione con i suoi feticci e i suoi culti superstiziosi, divenendo l’esatto opposto di quello che dovrebbe essere: un culto dogmatico, infallibile, inviolabile, manicheo. Una scientocrazia.

Non ci si rende conto che le limitazioni alle nostre libertà fondamentali, quali il diritto di informazione e di espressione, che vengono adottate oggi in uno stato di eccezione, non verranno sospese una volta che l’emergenza sarà finita. Si tratta semmai di un processo strisciante, subdolo, che sta avvenendo per gradi, da anni, in modo che la gente non si renda conto di essere sottoposta a manipolazione.

Ora si sta andando ancora oltre la censura, in un clima che riecheggia la Stasi e il Miniamor orwelliano.

Improvvisati inquisitori che con altrettanto improvvisati delatori creano dossier su coloro che osano esprimere un pensiero critico o esporre le proprie ricerche (siano esse corrette o no fa parte del pluralismo e della democrazia il diritto di esprimerle) nella speranza che intervenga la psicopolizia a impedire a costoro di esprimersi liberamente.

Come ripeto da anni,

la battaglia contro le fake news, infatti, è una moderna caccia alle streghe che ha un duplice scopo: da un lato portare alla creazione di una informazione certificata, dall’altro ottenere la legittimazione morale della censura. Perché il peccato che il potere non può tollerare è che i cittadini osino pensare in maniera critica, diffidando dal catechismo del pensiero unico e che in questo modo, smettano di farsi manipolare controllare.

Per approfondimenti:

Enrica Perucchietti, Fake news, Arianna Editrice.