Enrica Perucchietti – Blog

Giornalista e scrittrice. Ciò che le TV e i media non ti dicono

Aldous Huxley: un metodo farmacologico per “piegare” le menti dei cittadini

 

«Credo che le oligarchie troveranno forme più efficienti di governare e soddisfare la loro sete di potere e saranno simili a quelle descritte in Il mondo nuovo».

 

In una lettera del 21 ottobre 1949, lo scrittore Aldous Huxley scriveva a George Orwell che nel prossimo futuro il potere avrebbe presto attuato «the ultimate revolution»: «inducendo le persone ad amare il loro stato di schiavitù».

Huxley si mostrava convinto che i governanti avrebbero assunto la forma della dittatura “dolce”, in quanto avrebbero trovato nell’ipnotismo, nel condizionamento infantile e nei metodi farmacologici della psichiatria un’arma decisiva per piegare le menti e il volere delle masse. Un’ipotesi che il romanziere inglese avrebbe confermato nel 1958 nel suo saggio Ritorno al mondo nuovo.

Nel 1932 lo stesso Huxley aveva ambientato il suo capolavoro distopico, Il mondo nuovo, in un mondo globale pacificato, in cui una droga di Stato, il soma, controlla lo stato d’animo dei cittadini.

Nella distopia huxleyana non c’è posto per le emozioni forti, per l’amore per l’odio o per il dissenso. Non c’è spazio per l’intuizione, l’arte, la poesia, la famiglia.

Le persone sono arrivate ad amare le proprie catene perché sono state manipolate prima ancora della nascita tramite l’eugenetica e da adulte sono totalmente spersonalizzate e manipolate nel profondo.

In questo modo non è possibile alcuna forma di ribellione. E il potere ha raggiunto il proprio scopo: fare in modo che i cittadini non diano fastidio.

Di fatto per creare una società apparentemente perfetta e pacificata si devono controllare se non addirittura annientare, cancellare, le emozioni, rendendo i cittadini degli zombie.

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“Contiamo di realizzare questi dispositivi entro un anno. In pratica, si effettua un foro nel cranio, che lascia solo una piccola cicatrice, e si inserisce il dispositivo. Questa tecnologia potrebbe evolversi in una sorta di interfaccia cerebrale completa, che consentirebbe la ‘simbiosi’ tra uomo e AI. Non abbiamo ancora iniziato ad effettuare i test sugli umani, ma non credo che aspetteremo molto. Potremmo essere in grado di impiantare un collegamento neurale in una persona in meno di un anno”.

 

Così l’imprenditore visionario Elon Musk, già CEO di Tesla e SpaceX, è tornato a parlare della sua start up Neuralink[1], fondata nel luglio 2016[2] , e della tecnologia per ibridare l’uomo con le macchine, durante un’intervista fatta con il commentatore Joe Rogan.

L’interfaccia uomo-computer è il punto di svolta della ricerca che il magnate americano ha avviato nel 2016.

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46 neonati ammassati in una grande nursery improvvisata nella hall dell’Hotel Venezia a Kiev, come in una fabbrica fordiana.

Le immagini che hanno fatto il giro del mondo sono state pubblicate sul sito della BioTexCom, agenzia leader nel settore della riproduzione assistita e della maternità surrogata, di cui ho ampiamente trattato nel mio libro Utero in affitto (Uno Editori).

Come riportato dal “Corriere della sera” (leggi articolo) e poi ripreso da “il Giornale” (leggi articolo), i piccoli sono venuti al mondo su commissione, partoriti da gestanti a pagamento e a causa del lockdown sono stati abbandonati in una specie di limbo, finché i committenti (non chiamateli genitori!) non potranno andare a ritirarli.

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Kim Jong-un è tornato a mostrarsi in pubblico per la prima volta in tre settimane, senza apparenti segni di malattia, malgrado le speculazioni sul suo stato di salute che si sono spinte fino a indicarne la morte. (Leggi Ansa)

Nelle ultime settimane, infatti, i media mainstream avevano diffuso la notizia che Kim fosse morto e che la sorella fosse pronta ad assumere la guida del Paese.

Negli ultimi anni i riflettori sono puntati su Kim Jong-un, dipinto dai media come un dittatore spietato e folle con l’obiettivo di distruggere il mondo. Da qua la legittimazione all’inasprimento delle sanzioni e all’uso della forza da parte dell’Occidente.

In questo articolo non entrerò nel merito politico, che non mi interessa analizzare, ma mi limiterò a mostrare le innumerevoli fake news che sono state diffuse negli anni sulla Corea del Nord da quei “professionisti dell’informazione” che si sono autoproclamati gli unici organi affidabili nel campo dell’informazione.

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Il presidente Donald Trump ha dichiarato giovedì sera alla stampa di avvalorare l’ipotesi che l’origine del Covid-19 sia legata al laboratorio di Wuhan, senza fornire ulteriori spiegazioni.

Quando un reporter gli ha chiesto su cosa basava questa alta fiducia, il presidente ha risposto di non poterlo dire. (Leggi l’Ansa)

Come mostravo in questo articolo (https://enricaperucchietti.blog/2020/04/16/covid-19-gli-usa-indagano-sul-laboratorio-di-wuhan/) nelle scorse settimane la CNN aveva dato notizia che dirigenti dell’intelligence USA e della sicurezza nazionale americana stanno esaminando tra le possibilità quella che il Covid-19 sia nato, più che in un mercato, nel laboratorio di biosicurezza di Wuhan e che si sia diffuso a causa di un incidente.

Anche il «Washington Post» aveva riportato la notizia di due cable di diplomatici USA a Pechino che nel 2018 ammonivano sulle carenze del laboratorio di virologia di Wuhan.

Per dovere di cronaca è bene sottolineare che se ne parla da mesi, con tanto di accuse anche da parte della Cina agli USA.

 

Le accuse della Cina agli USA

«A quando risale il paziente zero negli Stati Uniti? Quante persone sono state infettate negli States? Come si chiamano gli ospedali dove sono ricoverate? Potrebbe essere stato l’esercito americano ad aver portato l’epidemia a Wuhan. Vogliamo trasparenza! Che siano resi pubblici i vostri dati! Gli Stati Uniti ci devono una spiegazione!». (leggi qui)


Il 12 marzo il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, su twitter accusava il governo americano di poter essere responsabile della genesi della pandemia: i militari statunitensi potrebbero aver portato il coronavirus nella città cinese di Wuhan.
In un secondo tweet Lijian faceva riferimento al video di un’intervista del direttore del Centers for Disease Control (CDC) Robert Redfield, pubblicato da «People’s Daily», in cui si suggerisce che alcuni americani che in precedenza si pensava fossero morti di influenza sarebbero stati in realtà contagiati dal Covid-19:

«Alcuni decessi per influenza sono stati effettivamente infettati da Covid-19, ha ammesso Robert Redfield, portavoce e rappresentante del Parlamento statunitense. Gli Stati Uniti hanno riportato 34 milioni di casi di influenza e 20.000 morti. Per favore, ci venga detto a questo punto quanti di questi sono collegati a Covid-19?». (Leggi qui)

 

Invece in Italia…

In Italia la narrazione mainstream si è invece arroccata su alcuni punti cardine, facendone dei dogma, mentre all’estero si sono accesi dei dibattiti costruttivi, a volte polemici e infuocati, sull’origine della pandemia.

Polemiche o no, se n’è parlato, mentre dai dibattiti televisivi e dalle colonne dei quotidiani italiani le notizie sono filtrate con più difficoltà, quasi col contagocce.

È stato come assistere a un monologo recitato da più voci ma con un unico copione.


Non solo, perché chi da mesi ha provato a sollevare dei dubbi o a battere piste alternative è stato liquidato come un complottista, utilizzando semplicemente alcune fallacie come l’argumentum ad hominem di cui parlavo già in questo articolo (https://enricaperucchietti.blog/2020/04/25/laccusa-di-complottismo-la-fallacia-ad-hominem-per-screditare-il-dissenso/).

 

L’argumentum ad hominem

Il bullismo del potere tramite i suoi cybermastini si sta scatenando in queste settimane con il ricorso al noto argumentum ad hominem: si tratta di una fallacia o tecnica fuorviante che serve per screditare un argomento scomodo spostando l’attenzione dall’argomento della polemica, contestando non l’affermazione in oggetto, ma l’interlocutore stesso.

Invece di confutare l’argomentazione che si vuole negare, si attacca così la fonte o la persona che la sostiene. Si sposta pertanto l’attenzione dalla tematica alla persona che ne parla e la divulga.

Le argomentazioni ad hominem sono manovre diversive che servono a distogliere l’attenzione dall’argomentazione centrale per spostarla e focalizzarla su temi collaterali o estranei alla discussione:

invece di controbattere gli argomenti dell’interlocutore lo si attacca screditandolo, minacciandolo o deridendolo.

 

Ascolta il podcast:

 

Per approfondimenti:

 

Dalla spagnola a oggi nessun nemico “invisibile” era riuscito a fare tanto. In pochi mesi il Covid-19 ha contagiato centinaia di Paesi, provocando migliaia di morti e spingendo l’oms a dichiarare lo stato di pandemia globale. Fin da subito i media e il web hanno favorito la diffusione del panico: la psicosi è così dilagata tra la popolazione, stravolgendo le abitudini dei cittadini, disposti anche a cedere la propria libertà in cambio della sicurezza.

A differenza delle altre nazioni, il governo italiano ha scelto di imporre l’autoisolamento, spaccando l’opinione pubblica in due, tra i sostenitori e gli oppositori del provvedimento.

In passato abbiamo avuto casi simili con le epidemie di sars, aviaria, suina, morbillo o ebola: fenomeni localizzati in alcune aree precise che sono diventati dei veri e propri “terremoti planetari”. Nulla di paragonabile all’attuale pandemia: la vita di tutti noi si è trasformata, forse per sempre, in una realtà “virtuale” che ha cancellato duemila anni di storia dell’umanità.

Alcuni punti trattati in questo libro:

  • Le teorie alternative alla genesi e alla diffusione del Covid-19
  • L’impatto sulla Via della Seta e le accuse della Cina agli usa
  • La teoria dello shock e la “percezione” di una minaccia globale
  • Modello Conte e modello Johnson. I diversi provvedimenti in Europa e le limitazioni della libertà personale per ragioni di sanità
  • Il rischio di un attacco speculativo e il capitalismo dei disastri
  • Il comportamento della UE. La BCE e il caso Lagarde
  • Esiste il rischio di una dittatura sanitaria? Analisi giuridica dello stato di eccezione
  • Il passaggio dell’uomo da animale sociale ad animale virtuale

… e molto altro ancora.