Enrica Perucchietti – Blog

Giornalista e scrittrice. Ciò che le TV e i media non ti dicono

Disinformazione, fake news!“.

Così ieri tuonavano alcuni media mainstream, bollando la notizia che il premier britannico Boris Johnson fosse stato ricoverato in terapia intensiva come una fake news diffusa dai soliti russi (leggi qui).

Notizia che poi, invece, si è rivelata vera, smentendo di fatto se stessi… e dimostrando che persino i professionisti dell’informazione faticano a volte a distinguere tra una notizia vera e una falsa.


Ora, rendiamoci conto che costoro vorrebbero arrogarsi il diritto di decidere cosa è vero e cosa è falso, apportare alle notizie certificate sempre da loro un “bollino” e oscurare le altre notizie liquidandole come fake news.

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L’istituzione della task force contro le fake news sta sollevando accese polemiche e continui confronti con il Miniver orwelliano.

Da Nicola Porro a Gianluigi Paragone, da Diego Fusaro a Giorgia Meloni, da Pino Cabras a Francesco Giubilei, sono sempre più numerose (ma ancora troppo poche) le voci critiche di giornalisti e politici riguardo al rischio di assistere alla creazione di un tribunale dell’Inquisizione, come denunciavo già due anni fa in Fake news (Arianna Editrice).

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I venti di censura spirano in modo “smart”, quasi a passo di danza, per mantenere la coesione sociale che possiamo tradurre come il controllo del potere sull’opinione pubblica. Un’opinione pubblica terrorizzata e disorientata per la paura del contagio.

Dopo quello che si pensava fosse un invito isolato, Andrea Martella, esponente del Partito Democratico e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’informazione e all’editoria, ad Agorà Rai Tre, ha ufficializzato la prossima istituzione di una task force sulle fake news:

“Stiamo istituendo proprio in queste ore una task force che chiameremo Unità per il monitoraggio contro la diffusione delle fake news. Si tratterà di un organismo molto snello, molto smart, collegato ai cittadini, che servirà per smontare e smascherare queste notizie false che possono determinare un danno alla nostra società, alla coesione sociale, vorrei dire anche alla qualità stessa della democrazia”. (leggi ansa)

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«Dobbiamo studiare seriamente un’iniziativa istituzionale, forse anche un meccanismo sanzionatorio più efficace per evitare il diffondersi delle fake news. Sono convinto che queste vadano combattute con forza, intervenendo a vari livelli. Ciò significa ad esempio rafforzare il già importante ruolo della Polizia postale nell’individuazione delle “fonti tossiche” e, al tempo stesso, fare leva sull’attività di debunking, di smascheramento delle notizie false».

Lo afferma il sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella, rispondendo, in un’intervista ad Articolo 21, ad alcune domande sulla diffusione delle fake news nel corso dell’emergenza legata al Coronavirus (leggi qua l’intervista).

Sebbene si tratti, per ora, soltanto dell’invito isolato di un sottosegretario, queste parole sono allarmanti, perché indicano una linea comune sempre più chiara, in un periodo in cui i venti di censura sembrano affacciarsi sempre più nella nostra attuale società, prefigurando uno scenario orwelliano (leggi qua il mio articolo).

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«Le misure temporanee hanno la brutta abitudine di sopravvivere alle emergenze, soprattutto perché all’orizzonte c’è sempre una nuova emergenza». (leggi l’articolo originale).

In un lungo articolo per il Financial Times, lo storico e scrittore Yuval Noah Harari ha mostrato preoccupazioni per le misure sempre più stringenti di sorveglianza tecnologica che i governi di tutto il mondo, su modello della Cina e della Corea del Sud, stanno adottando per il monitoraggio e il contrasto alla diffusione del Covid-19.

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