Enrica Perucchietti – Blog

Giornalista e scrittrice. Ciò che le TV e i media non ti dicono

I venti di censura spirano in modo “smart”, quasi a passo di danza, per mantenere la coesione sociale che possiamo tradurre come il controllo del potere sull’opinione pubblica. Un’opinione pubblica terrorizzata e disorientata per la paura del contagio.

Dopo quello che si pensava fosse un invito isolato, Andrea Martella, esponente del Partito Democratico e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’informazione e all’editoria, ad Agorà Rai Tre, ha ufficializzato la prossima istituzione di una task force sulle fake news:

“Stiamo istituendo proprio in queste ore una task force che chiameremo Unità per il monitoraggio contro la diffusione delle fake news. Si tratterà di un organismo molto snello, molto smart, collegato ai cittadini, che servirà per smontare e smascherare queste notizie false che possono determinare un danno alla nostra società, alla coesione sociale, vorrei dire anche alla qualità stessa della democrazia”. (leggi ansa)

La battaglia mainstream contro le fake news, sfruttando l’attuale emergenza sanitaria, sta portando alla costituzione di un Miniver orwelliano e sembra riproporre una nuova forma di Maccartismo 2.0: si tratta cioè di una articolata caccia alla streghe che ha come obiettivo la repressione del dissenso.

Essa strumentalizza il dilagare di bufale sul web per portare all’approvazione di una censura della Rete e più in generale dell’informazione alternativa, arrivando a ipotizzare l’introduzione di sanzioni, come dichiarato dallo stesso sottosegretario in un’intervista ad Articolo 21, come spiegavo qui. Apparentemente, per una “buona” causa: il contrasto dell’epidemia. Con tanto di inquisitori, novelli Torquemada dell’informazione.

Questa task force, come tutte le iniziative simili che seguiranno, ha come obiettivo non di garantire una informazione migliore, ma la creazione di un’informazione certificata: solo le notizie con il bollino saranno considerate tali. Tutte le altre potranno essere addirittura espulse dal web e con il pretesto delle fake news si potranno oscurare pagine social, siti e blog di pensatori scomodi, introducendo di fatto la censura.
E ricordate, si parte sempre dalla censura dei personaggi controversi, che tendono a polarizzare e a dividere, che difficilmente la collettività difenderà, per andare a salire e allargare il proprio raggio di azione.

Fino a dove?
Questo credo che dipenda anche da noi, da quanto amiamo la libertà e la libertà di espressione.

Il giornalismo continuerà a essere fondamentale per orientarci nel mare delle fonti e delle notizie che rischia quotidianamente di soverchiarci, ma dobbiamo essere noi ad affinare le nostre capacità di discernimento e di senso critico, che si tratti di informazioni che vengono dai media mainstream o dalla rete. Dobbiamo essere noi a immunizzarci da bufale e fake news, siano esse provenienti dal sistema o da siti farlocchi.

Dobbiamo però essere consapevoli di essere immersi nella propaganda e che se non vogliamo ritrovarci in una società distopica come quelle immaginate da saggisti e romanzieri visionari, siamo ancora in tempo a “svegliarci” e riappropriarci del nostro futuro, sapendo che citando ancora Orwell,

«vedere ciò che si trova davanti al nostro naso richiede un impegno costante». 

Anche la libertà, come la verità, richiede un impegno costante.

E oggi sono a rischio entrambe. Perché noi siamo disorientati dalla paura.