Enrica Perucchietti – Blog

Giornalista e scrittrice. Ciò che le TV e i media non ti dicono

Kim Jong-un è tornato a mostrarsi in pubblico per la prima volta in tre settimane, senza apparenti segni di malattia, malgrado le speculazioni sul suo stato di salute che si sono spinte fino a indicarne la morte. (Leggi Ansa)

Nelle ultime settimane, infatti, i media mainstream avevano diffuso la notizia che Kim fosse morto e che la sorella fosse pronta ad assumere la guida del Paese.

Negli ultimi anni i riflettori sono puntati su Kim Jong-un, dipinto dai media come un dittatore spietato e folle con l’obiettivo di distruggere il mondo. Da qua la legittimazione all’inasprimento delle sanzioni e all’uso della forza da parte dell’Occidente.

In questo articolo non entrerò nel merito politico, che non mi interessa analizzare, ma mi limiterò a mostrare le innumerevoli fake news che sono state diffuse negli anni sulla Corea del Nord da quei “professionisti dell’informazione” che si sono autoproclamati gli unici organi affidabili nel campo dell’informazione.

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Il presidente Donald Trump ha dichiarato giovedì sera alla stampa di avvalorare l’ipotesi che l’origine del Covid-19 sia legata al laboratorio di Wuhan, senza fornire ulteriori spiegazioni.

Quando un reporter gli ha chiesto su cosa basava questa alta fiducia, il presidente ha risposto di non poterlo dire. (Leggi l’Ansa)

Come mostravo in questo articolo (https://enricaperucchietti.blog/2020/04/16/covid-19-gli-usa-indagano-sul-laboratorio-di-wuhan/) nelle scorse settimane la CNN aveva dato notizia che dirigenti dell’intelligence USA e della sicurezza nazionale americana stanno esaminando tra le possibilità quella che il Covid-19 sia nato, più che in un mercato, nel laboratorio di biosicurezza di Wuhan e che si sia diffuso a causa di un incidente.

Anche il «Washington Post» aveva riportato la notizia di due cable di diplomatici USA a Pechino che nel 2018 ammonivano sulle carenze del laboratorio di virologia di Wuhan.

Per dovere di cronaca è bene sottolineare che se ne parla da mesi, con tanto di accuse anche da parte della Cina agli USA.

 

Le accuse della Cina agli USA

«A quando risale il paziente zero negli Stati Uniti? Quante persone sono state infettate negli States? Come si chiamano gli ospedali dove sono ricoverate? Potrebbe essere stato l’esercito americano ad aver portato l’epidemia a Wuhan. Vogliamo trasparenza! Che siano resi pubblici i vostri dati! Gli Stati Uniti ci devono una spiegazione!». (leggi qui)


Il 12 marzo il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, su twitter accusava il governo americano di poter essere responsabile della genesi della pandemia: i militari statunitensi potrebbero aver portato il coronavirus nella città cinese di Wuhan.
In un secondo tweet Lijian faceva riferimento al video di un’intervista del direttore del Centers for Disease Control (CDC) Robert Redfield, pubblicato da «People’s Daily», in cui si suggerisce che alcuni americani che in precedenza si pensava fossero morti di influenza sarebbero stati in realtà contagiati dal Covid-19:

«Alcuni decessi per influenza sono stati effettivamente infettati da Covid-19, ha ammesso Robert Redfield, portavoce e rappresentante del Parlamento statunitense. Gli Stati Uniti hanno riportato 34 milioni di casi di influenza e 20.000 morti. Per favore, ci venga detto a questo punto quanti di questi sono collegati a Covid-19?». (Leggi qui)

 

Invece in Italia…

In Italia la narrazione mainstream si è invece arroccata su alcuni punti cardine, facendone dei dogma, mentre all’estero si sono accesi dei dibattiti costruttivi, a volte polemici e infuocati, sull’origine della pandemia.

Polemiche o no, se n’è parlato, mentre dai dibattiti televisivi e dalle colonne dei quotidiani italiani le notizie sono filtrate con più difficoltà, quasi col contagocce.

È stato come assistere a un monologo recitato da più voci ma con un unico copione.


Non solo, perché chi da mesi ha provato a sollevare dei dubbi o a battere piste alternative è stato liquidato come un complottista, utilizzando semplicemente alcune fallacie come l’argumentum ad hominem di cui parlavo già in questo articolo (https://enricaperucchietti.blog/2020/04/25/laccusa-di-complottismo-la-fallacia-ad-hominem-per-screditare-il-dissenso/).

 

L’argumentum ad hominem

Il bullismo del potere tramite i suoi cybermastini si sta scatenando in queste settimane con il ricorso al noto argumentum ad hominem: si tratta di una fallacia o tecnica fuorviante che serve per screditare un argomento scomodo spostando l’attenzione dall’argomento della polemica, contestando non l’affermazione in oggetto, ma l’interlocutore stesso.

Invece di confutare l’argomentazione che si vuole negare, si attacca così la fonte o la persona che la sostiene. Si sposta pertanto l’attenzione dalla tematica alla persona che ne parla e la divulga.

Le argomentazioni ad hominem sono manovre diversive che servono a distogliere l’attenzione dall’argomentazione centrale per spostarla e focalizzarla su temi collaterali o estranei alla discussione:

invece di controbattere gli argomenti dell’interlocutore lo si attacca screditandolo, minacciandolo o deridendolo.

 

Ascolta il podcast:

 

Per approfondimenti:

 

Dalla spagnola a oggi nessun nemico “invisibile” era riuscito a fare tanto. In pochi mesi il Covid-19 ha contagiato centinaia di Paesi, provocando migliaia di morti e spingendo l’oms a dichiarare lo stato di pandemia globale. Fin da subito i media e il web hanno favorito la diffusione del panico: la psicosi è così dilagata tra la popolazione, stravolgendo le abitudini dei cittadini, disposti anche a cedere la propria libertà in cambio della sicurezza.

A differenza delle altre nazioni, il governo italiano ha scelto di imporre l’autoisolamento, spaccando l’opinione pubblica in due, tra i sostenitori e gli oppositori del provvedimento.

In passato abbiamo avuto casi simili con le epidemie di sars, aviaria, suina, morbillo o ebola: fenomeni localizzati in alcune aree precise che sono diventati dei veri e propri “terremoti planetari”. Nulla di paragonabile all’attuale pandemia: la vita di tutti noi si è trasformata, forse per sempre, in una realtà “virtuale” che ha cancellato duemila anni di storia dell’umanità.

Alcuni punti trattati in questo libro:

  • Le teorie alternative alla genesi e alla diffusione del Covid-19
  • L’impatto sulla Via della Seta e le accuse della Cina agli usa
  • La teoria dello shock e la “percezione” di una minaccia globale
  • Modello Conte e modello Johnson. I diversi provvedimenti in Europa e le limitazioni della libertà personale per ragioni di sanità
  • Il rischio di un attacco speculativo e il capitalismo dei disastri
  • Il comportamento della UE. La BCE e il caso Lagarde
  • Esiste il rischio di una dittatura sanitaria? Analisi giuridica dello stato di eccezione
  • Il passaggio dell’uomo da animale sociale ad animale virtuale

… e molto altro ancora.

Il pensiero unico su cui si deve assestare l’opinione pubblica è una forma di “politicamente corretto”, il più possibile allineato a quelli che sono gli obiettivi del potere.

Il totalitarismo democratico ha i suoi cani da guardia, i suoi psicopoliziotti, pronti a riportare all’ovile chiunque dissenta od osi manifestare pubblicamente dei dubbi.

Il dubbio non è consentito ed è pericoloso perché può “contagiare” il resto della popolazione, portando a un calo di consenso.

Il paradosso (potremmo parlare di vero e proprio bipensiero orwelliano) è che i mastini del pensiero unico, gli stessi che abbracciano la creazione di task force e che vorrebbero introdurre disegni di legge per censurare il web da fake news e teorie del complotto, sono i primi a perseguitare in modo violento, volgare e sguaiato i propri avversari, ricorrendo anche a falsità, strategie retoriche e a diffamazioni.
Oggi, purtroppo, il confronto è stato abolito per lasciare spazio al cyber bullismo. Si critica giustamente il bullismo quando nel mirino finiscono gli adolescenti o le minoranze, ma poi ipocritamente lo si usa come il braccio armato del potere per “mettere in riga” chi traligna dalla retta via.

Quando non si sa come attaccare il contenuto di certe ricerche si passa al bullismo vero e proprio con attacchi personali tanto vili quanto violenti o all’inserimento dei nomi dei ricercatori in liste di proscrizione.

Denigrando e perseguitando chi non si allinea al pensiero unico si spera di disincentivarlo dal continuare le proprie ricerche.


Sono metodi di bassa lega usati da tempo e che con l’avvento della tecnologia e dei social funzionano in modo più capillare.

Mettendo pubblicamente alla gogna i ricercatori “scomodi” si introduce di fatto uno psicoreato, un reato d’opinione di orwelliana memoria.

Si crea cioè un frame, una cornice negativa, con cui stigmatizzare un ricercatore e le sue teorie in modo che il biasimo collettivo lo preceda e lo segni inesorabilmente. Si diffonderanno articoli, commenti su forum per confermarne il frame e si modificheranno persino le voci su wikipedia per avvalorare la veridicità delle accuse anche qualora siano assurde.


Il bullismo del potere tramite i suoi cybermastini si sta scatenando in queste settimane con il ricorso al noto argumentum ad hominem: si tratta di una fallacia o tecnica fuorviante che serve per screditare un argomento scomodo spostando l’attenzione dall’argomento della polemica, contestando non l’affermazione in oggetto, ma l’interlocutore stesso.


Invece di confutare l’argomentazione che si vuole negare, si attacca così la fonte o la persona che la sostiene. Si sposta pertanto l’attenziona dalla tematica alla persona che ne parla e la divulga.

Le argomentazioni ad hominem sono manovre diversive che servono a distogliere l’attenzione dall’argomentazione centrale per spostarla e focalizzarla su temi collaterali o estranei alla discussione:

invece di controbattere gli argomenti dell’interlocutore lo si attacca screditandolo, minacciandolo o deridendolo.

Ultimamente si usano le solite etichette per denigrare i pensatori alternativi: si crea un frame, un fermo immagine, per inserire colui che si vuole attaccare in questa cornice, magari dicendo che è un complottista o un ciarlatano.
Si crea cioè una cornice, per esempio quella del “complottista”: tutto quello che vi viene fatto rientrare, vi appartenga o meno non importa, sarà visto dall’opinione pubblica come qualcosa da cui stare alla larga.

Così chi viene incasellato, etichettato, in questa determinata categoria verrà considerato a priori un paranoico cospirazionista e qualunque cosa dica verrà percepito e liquidato come farneticazione.
Il fatto che esistano evidenti eccessi nel campo della controinformazione non significa che tutti i ricercatori debbano essere additati e ridicolizzati come webeti e come degli squilibrati.

La propaganda vuole invece rassicurare l’opinione pubblica del fatto che non sono mai esistiti e non esistono trame occulte né complotti (facilmente smentibile a livello storico) e che chi diffida della ricostruzione ufficiale di alcuni eventi allora sarà un cretino che crede ai rettiliani o alla teoria della terra piatta, e via discorrendo.

Si tratta ovviamente di una tecnica per liquidare e denigrare chi si pone in modo alternativo rispetto alla propaganda e al pensiero unico, in modo da spingerlo a vergognarsi addirittura di aver osato pensare “male”, di essersi cioè macchiato di psicoreato.

“… ci potrebbe essere una stretta sugli spostamenti che invece per tutti gli altri, nella fase 2, saranno consentiti progressivamente”.

 

In un articolo del “Corriere della Sera” a firma di Lorenzo Salvia, ripreso da diversi siti tra cui Dagospia, si legge che si sta pensando di inserire delle “limitazioni alla mobilità” per chi non scaricherà l’App Immuni.


Il tema è delicato, spiega ancora il “Corriere della Sera”, perché incrocia la tutela della privacy e l’efficacia dei controlli decisivi per la Fase 2, cioè per la riapertura del Paese.

Immuni è la App scelta dal governo per la Fase 2 per tracciare i contatti delle persone contagiate: essa si compone di due parti. La prima è un sistema di tracciamento dei contatti che sfrutta la tecnologia Bluetooth.

Per essere utile alla causa dovrà essere scaricata almeno dal 60% della popolazione. Altrimenti i contatti mappati non sarebbero sufficienti a tenere sotto controllo la situazione.

Inizialmente si era detto che scaricarla o meno sarebbe stata una scelta volontaria dei cittadini, ora invece si inizia a far trapelare la possibilità di limitare i movimenti di coloro che, durante la Fase 2, non faranno il download della App e non la utilizerrano.

Insomma, prima ti dicono che sarà su base volontaria, per tranquillizzare coloro che ancora ritengono preziosa la propria privacy, poi ti ricattano costringendoti a scaricarla.

Pena il rischio di rimanere reclusi o comunque limitati nella mobilità.

Ovviamente il tutto avviene come sempre per gradi, incentivando le persone a scaricare la App e costringendo chi non vorrebbe farlo.

Quali sarebbero in concreto queste limitazioni alla mobilità?

Non è chiaro, chiosa Salvia:

 

Cosa si intende di preciso con limitazioni alla libertà di movimento resta ancora da chiarire. Non l’obbligo di restare in casa, non sarebbe possibile.

Ma ci potrebbe essere una stretta sugli spostamenti che invece per tutti gli altri, nella fase 2, saranno consentiti progressivamente.

 

Ma parliamoci chiaro, non si tratta solo di sorveglianza tecnologica, possiamo anche adottare il modello asiatico ma non abbiamo certo l’efficienza della Cina o della Corea del Sud nel gestire i dati e i possibili contagiati.

Insomma, bastone e carota in tempo di paura. Un mix di grande fratello elettronico e dittatura dolce.

Dirigenti dell’intelligence USA e della sicurezza nazionale americana stanno esaminando tra le possibilità quella che il Covid-19 sia nato, più che in un mercato, nel laboratorio di biosicurezza di Wuhan e che si sia diffuso a causa di un incidente.

Ieri il «Washington Post» aveva riportato la notizia di due cable di diplomatici USA a Pechino che nel 2018 ammonivano sulle carenze del laboratorio di virologia di Wuhan.

Facciamo un passo indietro e vediamo come approfondire questa ipotesi non sia materia da cospiratori come alcuni vorrebbero invece far intendere. Continua a leggere