Enrica Perucchietti – Blog

Giornalista e scrittrice. Ciò che le TV e i media non ti dicono

“… ci potrebbe essere una stretta sugli spostamenti che invece per tutti gli altri, nella fase 2, saranno consentiti progressivamente”.

 

In un articolo del “Corriere della Sera” a firma di Lorenzo Salvia, ripreso da diversi siti tra cui Dagospia, si legge che si sta pensando di inserire delle “limitazioni alla mobilità” per chi non scaricherà l’App Immuni.


Il tema è delicato, spiega ancora il “Corriere della Sera”, perché incrocia la tutela della privacy e l’efficacia dei controlli decisivi per la Fase 2, cioè per la riapertura del Paese.

Immuni è la App scelta dal governo per la Fase 2 per tracciare i contatti delle persone contagiate: essa si compone di due parti. La prima è un sistema di tracciamento dei contatti che sfrutta la tecnologia Bluetooth.

Per essere utile alla causa dovrà essere scaricata almeno dal 60% della popolazione. Altrimenti i contatti mappati non sarebbero sufficienti a tenere sotto controllo la situazione.

Inizialmente si era detto che scaricarla o meno sarebbe stata una scelta volontaria dei cittadini, ora invece si inizia a far trapelare la possibilità di limitare i movimenti di coloro che, durante la Fase 2, non faranno il download della App e non la utilizerrano.

Insomma, prima ti dicono che sarà su base volontaria, per tranquillizzare coloro che ancora ritengono preziosa la propria privacy, poi ti ricattano costringendoti a scaricarla.

Pena il rischio di rimanere reclusi o comunque limitati nella mobilità.

Ovviamente il tutto avviene come sempre per gradi, incentivando le persone a scaricare la App e costringendo chi non vorrebbe farlo.

Quali sarebbero in concreto queste limitazioni alla mobilità?

Non è chiaro, chiosa Salvia:

 

Cosa si intende di preciso con limitazioni alla libertà di movimento resta ancora da chiarire. Non l’obbligo di restare in casa, non sarebbe possibile.

Ma ci potrebbe essere una stretta sugli spostamenti che invece per tutti gli altri, nella fase 2, saranno consentiti progressivamente.

 

Ma parliamoci chiaro, non si tratta solo di sorveglianza tecnologica, possiamo anche adottare il modello asiatico ma non abbiamo certo l’efficienza della Cina o della Corea del Sud nel gestire i dati e i possibili contagiati.

Insomma, bastone e carota in tempo di paura. Un mix di grande fratello elettronico e dittatura dolce.