Enrica Perucchietti – Blog

Giornalista e scrittrice. Ciò che le TV e i media non ti dicono

In un prossimo futuro gli esseri umani possono nascere con un preciso corredo genetico, selezionato dai genitori su un gruppo di cellule embrionali controllate. Tramite l’intervento dell’eugenetica, si possono scegliere e prevedere in anticipo le future condizioni fisiche e di salute dei nascituri, che vengono quindi generati artificialmente senza imperfezioni.

La società risulta di fatto divisa in due caste: i “validi”, cioè esseri dal corredo genetico perfetto, che vengono scelti per ricoprire i ruoli più prestigiosi della comunità e ambiscono al comando, e i “non validi”, ovvero le persone nate coi loro genomi naturali, destinati allo svolgimento dei lavori più umili e relegati ai margini della vita sociale.

È l’ambientazione distopica del film di fantascienza Gattaca – La porta dell’universo, celebre pellicola biopunk di Andrew Niccol, con Ethan Hawke, Jude Law e Uma Thurman.

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«Conosco bene tutti gli argomenti contro la libertà di pensiero e di parola, gli argomenti che affermano che non può esistere e quelli che dicono che non dovrebbe esistere. Rispondo semplicemente che non mi convincono e che la nostra civiltà nell’arco di quattrocento anni si è basata sull’avviso opposto».

Siamo nel 1972: con trent’anni di ritardo viene pubblicato il breve saggio La libertà di stampa di George Orwell a cui appartiene questa citazione. Esso era stato scritto come introduzione al romanzo La Fattoria degli Animali, composto tra il 1943 e il 1944, ma pensato durante la guerra civile in Spagna (1936-1939), a cui l’autore aveva preso parte tra le fila del Partito Operaio di Unificazione Marxista prima che questo venisse sciolto. In quegli anni Orwell fu testimone del sabotaggio del governo proletario a opera del Partito Comunista spagnolo, supportato militarmente e finanziariamente dall’URSS di Stalin. Quell’esperienza, raccontata nel 1938 in Omaggio alla Catalogna, lo condusse a una graduale disillusione che avrebbe poi rielaborato nello scenario distopico 1984: qua la forma di dittatura sadica e cupa immaginata dall’autore è applicabile a tutte le società dove si combattono guerre perpetue, i Media sono in mano a pochi, la popolazione è controllata da misure draconiane e il passato viene falsato e modificato a piacimento grazie al Ministero della Verità (il Miniver in neolingua).

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Sempre più spesso i media non mancano di offrirci notizie in apparenza stravaganti che stanno gradualmente, secondo il principio della Rana bollita di Noam Chomsky, abituando l’opinione pubblica ad accettare come “normali” costumi culturali e antropologici “nuovi”.

Non ci si deve più stupire se tre uomini si sposano, se un ragazzo sposa il proprio smartphone o se una donna convola a nozze con sé stessa o con un piumone. Dietro i nuovi costumi, ci viene detto, si può osservare il faro dell’evoluzione e del progresso: l’emancipazione dell’uomo che sceglie chi essere (a partire dalla propria identità sessuale) e come vivere (poliamore, poligenitorialità, ecc.).

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