Enrica Perucchietti – Blog

Giornalista e scrittrice. Ciò che le TV e i media non ti dicono

«Cercare ed individuare i terroristi di Daesh capaci di armarsi di un coltello e di commettere gesti così efferati, è un po’ come dare la caccia agli asintomatici. Non manifestano intenzioni, non sembrano apparentemente capaci di colpire, ma sono invece in grado di diffondere il virus del male, lasciandoci pochissimo spazio per difenderci individuandoli». (Leggi l’articolo)

 

Così Carlo Biffani, esperto di terrorismo e sicurezza, intervistato da Agi sull’attentato di Nizza di giovedì 29 ottobre e su quelli avvenuti ad Avignone e Gedda, ha equiparato i terroristi islamici agli asintomatici.

Entrambi sono difficili da individuare e tracciare ha spiegato al giornalista.


 

 

Ora senza entrare nel merito delle reali intenzioni di Biffani, la similitudine rimane fuori luogo e di cattivo gusto, ma quello che mi preme far notare è come l’Agi non abbia perso tempo a strumentalizzare le sue parole, spostando così il focus dagli attentati terroristici che stanno di nuovo infiammando la Francia al parallelo tra terroristi/asintomatici,

 

suggerendo l’idea che gli asintomatici siano pericolosi come i terroristi.

 

Premesso che i terroristi agiscono in base a una idea o a una fede cieca mentre gli asintomatici non sanno di essere positivi e quindi non hanno nessuna consapevolezza delle loro azioni, l’associazione mentale tra i primi e i secondi è fuori luogo e viene strumentalizzata per alimentare il clima di sospetto e paura che dilaga nel nostro Paese.

In questo caso si utilizzano diverse regole auree dell’ingegneria sociale:

  1. si parte dal principio di autorità: un esperto (di terrorismo, non di pandemie), rilascia una dichiarazione che non riguarda strettamente il suo settore spingendosi a un parallelo a dir poco ardito e che dovrebbe essere interpretato a titolo personale.
  2. Si ricorre alla tecnica della paura (teoria dello shock) e all’empatia: si frutta cioè la paura per disorientare i lettori che si trovano già da mesi in una situazione di paralisi psicologica in quanto sottoposti a una criminologia sanitaria quotidiana e si utilizza il registro delle emozioni per inculcare nell’opinione pubblica l’associazione terrorista = asintomatico
  3. Il processo di demonizzazione e “caccia” all’untore sta andando avanti da mesi in base al principio di gradualità e si è passati dalla caccia al runner alla caccia all’asintomatico, incentivando la delazione e l’odio sociale. Solo qualche giorno fa Crisanti aveva utilizzato un termine altrettanto forte riferendosi agli asintomatici, parlando della necessità di “stanare” gli asintomatici ricorrendo quindi a un confronto indiretto tra costoro e un animale da cacciare e far uscire dalla tana. La scelta del termine “stanare” è emblematica ed evoca la caccia. Si stana una volpe o si costringe qualcosa o qualcuno a uscire dal proprio rifugio o tana, appunto.
  4. Chi si permette di criticare la narrativa mainstream e il ricorso a queste tecniche viene denigrato, insultato, invitato a “vergognarsi” e accusato di essere negazionista (e qua ci rientrano diverse fallacie: ad metum; ad baculum; ad personam).

Ricordo in estrema sintesi, riguardo alle fallacie citate punto 4, quanto segue:

  • Ad hominem (o argumentum ad personam): obiettare alle argomentazioni di qualcuno senza rispondergli nel merito ma attaccandolo personalmente, con lo scopo di indebolire la sua posizione. Si sposta pertanto l’attenzione dall’argomento della polemica, contestando non l’affermazione in oggetto, ma l’interlocutore stesso che ne parla, arrivando all’oltraggio e alle offese. Un esempio classico è accusare qualcuno di essere “complottista”, spostando l’attenzione dal contenuto delle sue argomentazioni a chi ne parla e insultando costui additandolo come un paranoico e un credulone. Durante la pandemia questa fallacia è stata utilizzata per attaccare chiunque mettesse in dubbio la narrativa catastrofistica, accusando di negazionismo o terrapiattismo, deviando così l’attenzione dalle argomentazione addotte.

 

  • Ad misericordiam: questa fallacia logica fa leva sul senso di colpa dell’interlocutore che, con la sua affermazione, renderebbe nullo uno sforzo. Questa fallacia consiste nell’appellarsi a un argomento strappalacrime per convincere l’avversario a desistere puntando sull’emozione e sul dolore. L’obiettivo è quello di mettere a disagio l’interlocutore e farlo passare per insensibile nei confronti delle persone che assistono al dibattito.

 

  • Ad baculum (o ad metum): la fallacia del “bastone” fa ricorso alla paura, alla minaccia e all’intimidazione. Essa consiste nel fare appello non già a dati di realtà ragionevoli e sensati, quanto alla pancia o al cuore dell’interlocutore, arrivando a sostituire una minaccia all’argomentazione che si dibatte. Negli ultimi anni è stata molto utilizzata minacciando di ripercussioni chi osasse mettere in discussione per esempio certe derive progressiste o politicamente corrette.

 

Siamo tornati indietro di secoli  e ci troviamo di fornte a dinamiche politico-sociali che evocano quelle tristemente note e già narrate da Alessandro Manzoni ne La colonna infame: ora gli asintomatici non solo fanno paura ma si vuole che vengano percepiti come una minaccia, come gli untori che in silenzio e sottotraccia spargono il loro veleno (Biffani utilizza l’espressione “il virus del male”) per infettare i sani.

 

Questa non è informazione, questo è terrorismo mediatico.