Enrica Perucchietti – Blog

Giornalista e scrittrice. Ciò che le TV e i media non ti dicono

L’OMS ha comunicato la ripresa dei trial con idrossiclorochina che erano stati interrotti il 22 maggio scorso sulla base di uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet nel quale si analizzavano 96 mila cartelle cliniche provenienti da 671 strutture ospedaliere di tutto il mondo. 

 

Il 4 giugno The Lancet ha ritrattato lo studio statistico sull’idrossiclorochina, sulla cui base l’OMS aveva bloccato i trial con il farmaco e la FDA e altri enti statali avevano raccomandato di non impiegare più l’idrossiclorochina per il trattamento dei malati di Covid-19.

Nello studio, il cui autore principale della ricerca è il professor Mandeep Mehra, emergeva come l’idrossiclorochina, farmaco usato da oltre un secolo per il trattamento della malaria e di altre patologie, non solo non apportasse alcun beneficio ai malati da Covid-19 ma addirittura aumentasse il rischio di morte per i pazienti. (leggi articolo)

Il 26 maggio Andrea Savarino, ricercatore dell’ISS, che nel 2003 aveva proposto l’idrossiclorochina contro Sars1, insieme a Roberto Cauda (Direttore Malattie Infettive del Gemelli) e ad Antonio Cassone (ex direttore del Dipartimento Malattie Infettive di Iss), aveva denunciato che lo studio a suo dire conteneva al suo interno molte incongruenze:

 

«Ho subito notato un errore grossolano di statistica». (Leggi articolo)

 

In un’intervista a Peter D’Angelo spiegava:

 

«Purtroppo questa ricerca soffre dall’esser stata presa in mezzo nell’agone di una battaglia politica. Donald Trump, uno dei principali sostenitori dell’idrossiclorochina, ha recentemente sospeso i finanziamenti americani all’Oms. Personalmente, ritengo che sia davvero controproducente che ricerche scientifiche, specie quelle con potenziale impatto sulla salute pubblica, vengano prese in ostaggio dalla politica.

Entrando nel merito della pubblicazione: dopo aver condotto un’analisi retrospettiva su 671 ospedali in sei continenti, gli autori concludono che clorochina ed idrossiclorochina, in particolare in combinazione con antibiotici macrolidi, aumenterebbero il numero di decessi in pazienti ospedalizzati con Covid 19 e che questa mortalità in eccesso sarebbe associata ad un aumento delle aritmie.

Lo studio, tuttavia, è influenzato da una distribuzione non omogenea di fattori di rischio preesistenti. Nonostante queste limitazioni, lo studio supporta la necessità di un attento monitoraggio cardiologico dei pazienti che ricevono clorochina/idrossiclorochina, in particolare quelli che hanno fattori di rischio indipendenti potenzialmente associati a una maggiore mortalità per eventi cardiovascolari. Esistono da un po’ di tempo molte linee-guida per cercare di prevenire la tossicità cardiaca legata a colorochina/idrossiclorochina, ed andrebbero messe in atto». (Leggi intervista completa)

 

Il 29 maggio, 120 ricercatori di tutto il mondo avevano scritto una lettera all’editore di Lancet, mettendo in discussione la validità della pubblicazione perché nello studio erano stati usati “dati” provenienti da una controversa società di Chicago, la Surgisphere.

Lo studio contiene incongruenze macroscopiche nella metodologia di raccolta e trattamento dei dati, di cui si erano occupati ricercatori da Birmingham e del Women’s Hospital di Boston, assieme alla società di analisi Surgisphere Corp.

I primi a ritirare le firme sono stati 3 autori su 4 dello studio: tutti i coautori del paper (Mandeep Mehra del Brigham and Women’s Hospital di Boston, Frank Ruschitzka dello University Hospital di Zurigo e Amit Patel della University of Utah).

 

“Dopo la pubblicazione del nostro articolo su ‘Lancet’, sono stati sollevati diversi dubbi in merito alla veridicità dei dati e delle analisi condotte da Surgisphere Corporation”,

 

hanno ammesso nella loro ritrattazione gli autori dello studio. Questi ultimi hanno anche spiegato di aver intrapreso una revisione indipendente dei dati raccolti.

L’unico a non aver ritrattato è stato il fondatore e Ceo di Surgisphere, Sapan Desai. Lo studio su Lancet utilizzava i registri ospedalieri procurati dalla Surgisphere (https://surgisphere.com/), fondata nel 2007 da Desai.

Ancora Peter D’Angelo spiega come negli anni Desai abbia aperto e chiuso e ancora riaperto diverse società con nome simile, “Surgisphere”:

 

“Un’altra società a nome di Sapan Desai, Surgisphere Corporation, è stata fondata il 28 giugno 2012 e poi sciolta nel gennaio 2016 è stata creata l’8 aprile 2008 e chiusa il 22 ottobre 2015. Le società sono state create e cancellate più volte in vari Stati, sempre con lo stesso nome. Surgisphere, sebbene specializzata in big data, nell’uso dell’intelligenza artificiale nell’analisi dei dati, non ha molte tracce online. Il dominio del sito Surgisphere è stato registrato nel 2007, ma dà l’impressione di non avere grandi attività tra il 2013 e il 2020. Se si fa una verifica su Wayback Machine (l’archivio di internet, dove viene tracciato ogni sito dalla nascita) non appare nessuna cronologia passata. Sul sito della società, nella sezione “eventi” risulta un unico evento fissato a settembre 2020. Su linkedin, la società risulta avere quattro dipendenti, il General Manager e il Vicepresidente, entrambi arrivati a marzo 2020 e aprile 2020, mentre non ci sono informazioni sullo science editor”. (Leggi articolo)

 

L’inchiesta del Guardian su Surgisphere

In un’inchiesta del Guardian sono emersi diversi elementi ambigui sull’azienda, in particolare che nello staff della Surgisphere figurano anche “uno scrittore di fantascienza e una modella di riviste per adulti” (per approfondimenti rimando anche al video di ControTV con Massimo Mazzucco, Roberto Quaglia e Margherita Furlan).

La società

 

“fino ad ora non ha fornito spiegazioni sui dati o sulla metodologia applicata”. (Leggi inchiesta del Guardian)

 

L’indagine del Guardian, in estrema sintesi, ha evidenziato i seguenti punti:

 

  1. i dipendenti di Surgisphere non hanno nessun background scientifico e statistico, ma menzionano competenze in strategia, copywriting, leadership e acquisizione
  2. La pagina LinkedIn dell’azienda ha meno di 100 follower e la scorsa settimana elencava solo sei dipendenti, dato poi modificato il mercoledì successivo in 3 dipendenti.
    La raccolta dei dati vantati dall’azienda richiederebbe molti più dipendenti o collaboratori per analizzare i dati di 96.000 pazienti in 1.200 ospedali in tutto il mondo.
  3. Contattato dal Guardian, Desai ha spiegato che la sua compagnia impiegava solo 11 persone.
    I dipendenti elencati su LinkedIn sono stati registrati sul sito come iscritti a Surgisphere solo due mesi fa.
  4. Surgisphere non ha quasi alcuna presenza online. Il suo handle di Twitter ha meno di 170 follower, senza post tra ottobre 2017 e marzo 2020.
  5. Fino a lunedì, il link “mettiti in contatto” sulla homepage di Surgisphere reindirizzava a un modello WordPress per un sito Web di criptovaluta, sollevando leciti dubbi su come gli ospedali potessero contattare l’azienda per accedere al suo database.
  6. Desai è stato nominato in tre cause di negligenza medica, estranee al database Surgisphere.

 

Ascolta il podcast:

 

 

Per approfondimenti: