Enrica Perucchietti – Blog

Giornalista e scrittrice. Ciò che le TV e i media non ti dicono

Molti di voi ricorderanno Johnny Mnemonic, la pellicola hollywoodiana del 1995 di Robert Longo con Keanu Reeves, tratta dal racconto visionario dell’esponente più noto del genere cyberpunk, William Gibson. Il protagonista è un contrabbandiere di dati che, grazie a un impianto cibernetico impiantatogli nel cervello, nasconde nella sua testa una quantità impressionante di informazioni che possono essere scaricate solo dall’acquirente, in possesso di password.

Ecco, quello che fino a poco tempo fa poteva sembrare soltanto fantascienza, oggi sta per divenire realtà. L’imprenditore Elon Musk, già CEO di Tesla e SpaceX, attraverso la sua start up Neuralink ha deciso di impiantare elettrodi nel cervello umano (tecnologia “neural lace”) per migliorare la capacità di memoria dell’uomo o per consentirgli un’interazione più diretta con la macchina. Attraverso piccoli elettrodi nel cervello sarebbe quindi possibile caricare e scaricare pensieri e informazioni. (leggi articolo)

Gli fa eco Bryan Johnson, fondatore di una startup hi-tech Kernel, che punta, con un budget di 100 milioni di dollari, a sviluppare un microchip da impiantare nel cervello in modo da permettere l’interazione della mente umana con le macchine.

Se la Silicon Valley mostra così di essere ossessionata dal sogno di poter “creare” uomini cyborg, Musk e Johnson non sono soli.

Dall’altra parte del mondo anche il magnate dei Media russo Dmitry Itskov si dice convinto che entro il 2045 saremo capaci di trasferire la nostra mente all’interno di un avatar, un ologramma che ci permetterà di fare a meno del corpo e vivere per sempre. In realtà a “sopravvivere” sarà la registrazione/copia/trasferimento delle informazioni del cervello:

«Pensieri come file, ricordi in forma di bit, emozioni e porzioni di mente “zippate” e rese poi disponibili al download come se provenissero dal disco fisso di un computer invece che dal cervello», ha dichiarato Itskov.

Qui il ricordo va invece a film come Trascendence con Johnny Depp o Self/Less con Ryan Reinolds e Ben Kingsley. Queste due pellicole riprendono in chiave fantascientifica il tema del mind uploading o Trasferimento di mente che ho ampiamente approfondito in Cyberuomo (Arianna Editrice).

Il Trasferimento della mente o emulazione del cervello è il progetto che prevede l’ipotetico processo della copia di una mente cosciente da un cervello a un substrato non biologico. Il processo prevede la scansione e la mappatura dettagliata del cervello biologico e la copia in un sistema informatico o altro dispositivo di calcolo. Il computer eseguirebbe una simulazione del modello così fedele all’originale che la mente simulata si comporterebbe, in sostanza, allo stesso modo del cervello originale. Le informazioni all’interno di un cervello potrebbero essere in parte o interamente copiate o trasferite a uno o più substrati, riducendo o eliminando il rischio di mortalità. Dall’altra si avrebbe la possibilità di ottenere diverse copie speculari di una sola mente umana e quindi la creazione di cloni con identica memoria. Questa lettura visionaria del processo fu proposta per la prima volta nella letteratura biomedica nel 1971 dal biogerontologo George M. Martin dell’Università di Washington.

Si vedano a riguardo alle ricerche di Sebastian Seung sulla connettomica, la giovane branca delle neuroscienze il cui obbiettivo è quello di ricostruire, mappare e comprendere nel dettaglio la connettività neurale del cervello. In questo campo abbiamo diversi progetti aventi come scopo la “costruzione di un modello computerizzato del cervello dettagliato e realistico”, come:

1.         Human Connectome Project: ha come obiettivo quello di costruire una mappa virtuale che getterà luce sulle connettività anatomiche e funzionali del cervello umano, oltre a organizzare una grossa raccolta di dati che faciliterà la ricerca alle malattie mentali più gravi.

2.         Blue Brain è un progetto volto a simulare un cervello. L’obiettivo del progetto è studiare la struttura del cervello e le sue connessioni

3.         Human Brain Project è la continuazione diretta del Blue Brain. Diretto da un’équipe svizzera dell’École polytechnique fédérale de Lausanne (ÉPFL), mira a realizzare, entro il 2023, attraverso un supercomputer, una simulazione del funzionamento completo del cervello umano.

Enrica Perucchietti, Cyberuomo (Arianna Editrice)

Queste ricerche, ovviamente, si basano su una visione meccanicistica e cercano di spiegare e simulare il funzionamento del cervello e il rapporto con percezione, mente e la personalità, tralasciando però qualunque visione vitalistica o metafisica sulla coscienza e soprattutto sull’anima. L’anima, semplicemente, in questa visione, non esiste. La coscienza è mente, e la mente è ridotta a una somma di dati da poter scaricare e aggiornare. Qualora si potesse anche scaricare informazioni e collegare il cervello con un computer, si importerebbero semplicemente dati, non una vera e propria conoscenza. Nulla di più lontana dalla sapienza o conoscenza: bisognerebbe anche imparare a usare quei dati.

Insomma, il transumanesimo, nelle sue molteplici correnti, è un movimento culturale che aspira a rivoluzionare, potenziare e far evolvere consapevolmente l’essere umano, attraverso la scienza e la tecnologia (genetica, medicina rigenerativa, biohacking, smart drugs, nanotecnologia, robotica, crionica, mind uploading, ecc.).

Chi vi aderisce condivide una visione meccanicistica dell’esistenza umana per cui l’uomo si ritiene obbligato a continuare la propria evoluzione come se fosse una macchina o un dispositivo da aggiornare.

Per i transumanisti esiste una dicotomia tra la mente e il corpo: l’attività mentale è di fatto riducibile a dati informatici, scaricabili su altri supporti artificiali, che permettono di andare oltre la durata biologica della vita; in questa visione scientista la svalutazione del corpo porta alla progettazione di esoscheletri meccanizzati interscambiabili.

Dopo lo stordimento e la vertigine per questo genere di orizzonti tecnologici, si ha l’idea che i poteri che spingono da decenni per la globalizzazione e il mondialismo stiano abbattendo il vecchio mondo e sulle sue macerie abbiano bisogno di “creare” un nuovo cittadino che sia facilmente malleabile e controllabile. Un cittadino che abbia abdicato alla sua personalità, alla privacy, persino alla tutela dei propri diritti in cambio di norme precostituite, in apparenza libertarie, ma di fatto liberticide. Un cittadino che sia capace di convertirsi al progresso e nel suo nome accettare qualunque provvedimento venga richiesto pur di abbracciare l’illusione della sicurezza e la comodità (che si faccia “smart”!), traghettando la società verso scenari sempre più post-umani e distopici. Un Uomo che, semplicemente, non sia più umano.

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