Uscirà il 21 ottobre Nobody’s Girl: A Memoir of Surviving Abuse and Fighting for Justice, il memoir postumo di Virginia Giuffre, la donna che con le sue denunce ha fatto tremare i palazzi del potere e i salotti dell’élite internazionale.
Un libro che – come annuncia l’editore Knopf – rappresenta la testimonianza definitiva della sopravvissuta al giro di traffico sessuale orchestrato dal finanziere Jeffrey Epstein e dalla sua storica complice, Ghislaine Maxwell, condannata per aver reclutato minorenni da offrire all’élite globale. L’editore definisce il libro “un’eccezionale testimonianza della volontà incrollabile di Giuffre: prima per uscire dalla condizione di vittima e poi per far luce sui crimini e promuovere un mondo più sicuro e giusto”.
Era il 2019 quando Giuffrè in un’intervista esclusiva alla BBC raccontò gli abusi perpetrati da Epstein e da Ghislaine Maxwell. Raccontò di essere stata obbligata ad accettare rapporti sessuali con il principe Andrea quando lei non era ancora maggiorenne. Il duca di York l’avrebbe costretta tre volte a rapporti intimi quando ancora era diciassettenne, in un’isola privata dei Caraibi di proprietà di Epstein, a Londra e a New York tra il 1999 e il 2002. Patteggiò con il Principe Andrea un accordo milionario nel 2022. Il duca di York ha sempre negato ogni addebito, ma il danno d’immagine è stato irreparabile.
Il libro maledetto
Nobody’s Girl sembra contenere nuovi dettagli intimi e sconvolgenti sui rapporti con Epstein, Maxwell e i loro “amici potenti”, tra cui il principe Andrea, di cui Giuffre parla per la prima volta dopo l’accordo extragiudiziale. Un’opera che, come scrisse lei stessa in un’e-mail poco prima della morte, rappresentava il suo “sincero desiderio” di vedere la luce “indipendentemente da qualsiasi circostanza”, perché “fondamentale per smascherare le falle sistemiche che permettono il traffico di esseri umani attraverso i confini”.
Il manoscritto era stato completato con l’aiuto della giornalista Amy Wallace. Per la casa editrice è il racconto crudo e scioccante di “uno spirito feroce che lotta per liberarsi”.
Eppure, il libro uscirà dopo la sua morte improvvisa, un “suicidio” che ha fatto tornare alla mente quello altrettanto anomalo di Epstein stesso.
Un altro suicidio sospetto
Virginia Giuffre si è spenta, infatti, lo scorso 25 aprile, a soli 41 anni, nella sua fattoria in Australia Occidentale.
Ufficialmente si è trattato di suicidio, sebbene non siano mancati i dubbi sulla vicenda.
Nel 2019, in un post inquietante, la donna aveva scritto: “In nessun caso io intendo suicidarmi. Se dovesse succedermi qualcosa non lasciate passare la vicenda come se nulla fosse e proteggete la mia famiglia. Troppe persone malvagie vogliono silenziarmi”.

Eppure, i giornali hanno parlato di un peggioramento del suo stato mentale, di incidenti misteriosi nei mesi precedenti, di un matrimonio in crisi. Una spiegazione che non convince chi ricorda il destino di Epstein, “suicidato” in un carcere di massima sicurezza.
Due morti, due “suicidi” che coincidono perfettamente con l’interesse a spegnere voci troppo scomode.
Il sistema Epstein-Maxwell: sesso, potere e ricatti
Il caso Giuffre non è isolato, ma parte integrante di un quadro ben più vasto. Epstein non era solo un finanziere: era uno snodo strategico tra potere, denaro, sesso, ricatti e intelligence.
Per i suoi legami oscuri con CIA e Mossad. Come ben documentato nel libro Robert Maxwell: Israel’s Superspy (2002), il padre di Ghislaine – compagna storica di Epstein – sarebbe stato un agente di alto livello del Mossad. Robert Maxwell, imprenditore ed editore, grande antagonista di Rupert Murdoch, morì il 5 novembre 1991 alle Canarie per un presunto infarto, anche se tre patologi forensi smentirono questa ipotesi.
Secondo un altro saggio, Dead Men Tell No Tales, a introdurre Epstein nei circoli dell’intelligence israeliana sarebbe stato proprio Maxwell. Da giovane, il finanziere frequentava la casa dell’editore, dove conobbe Ghislaine, con la quale ebbe una lunga relazione.
Secondo l’ex agente del Mossad Ari Ben-Menashe, il miliardario e Ghislaine Maxwell avrebbero fornito minorenni ai potenti di mezzo mondo, ricattandoli poi per conto dei servizi segreti israeliani.
Non a caso, il padre di Ghislaine, Robert Maxwell, era a sua volta indicato come “super-spia” del Mossad. Una tradizione di famiglia, dunque, che lega in modo sinistro la parabola di Epstein ai giochi dell’intelligence internazionale.
I documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia USA hanno confermato i nomi di molti dei personaggi che frequentavano l’entourage di Epstein: politici, attori, magnati, fino all’ex presidente Bill Clinton. Altri documenti rivelano tentativi di ricatto: Bill Gates, ad esempio, sarebbe stato minacciato nel 2017 da Epstein, che avrebbe usato come leva la relazione extraconiugale del miliardario con una giovane russa.
La verità sepolta
Ogni volta che un tassello emerge – un documento desecretato, una testimonianza, un libro come quello di Virginia Giuffre – subito si levano cortine di fumo, depistaggi, morti sospette.
Il “caso Epstein” non è un semplice scandalo sessuale: è lo specchio del sistema di potere globale, dove i corpi delle vittime diventano strumenti di ricatto e di controllo.
Con Nobody’s Girl, Giuffre consegna la sua ultima verità e serve la sua vendetta postuma. Una verità che potrebbe destabilizzare equilibri delicatissimi.
Non sorprende che sia uscita solo dopo la sua morte.
La domanda resta: quante altre voci dovranno essere silenziate prima che questo sistema venga alla luce nella sua interezza?